Specialisti vs Generalisti

Ho appena terminato la lettura di un libro molto interessante, Generalisti. Perché una conoscenza allargata, flessibile e trasversale è la chiave per il futuro di David Epstein, dove ho acquisito alcuni concetti molto interessati che ho piacere di condividere con voi.

Il primo concetto interessante è la distinzione tra ambiente gentile e ambiente malvagio. Il primo caso esemplifica una condizione in cui la situazione in cui ci troviamo è piuttosto famigliare e quello che può accadere è piuttosto prevedibile, come ad esempio la cura di una malattia conosciuta con l’ausilio di farmaci comprovati. L’ambiente malvagio invece, è la condizione opposta in cui il tutto è completamente nuovo e poco prevedibile. Potremo pensare al pandemia Covid 19, nella fase iniziale, dove anche gli specialisti, ovvero i virologi, non sapevamo come meglio trattare i pazienti nonostante fossero le persone oggettivamente più adatte a formulare una cura. In quella condizione, molti medici provenienti da altri campi, hanno formulato cure molto più velocemente e più efficaci, pur non essendo propriamente titolati ad occuparsi di virus.

Secondo Epstein, il mondo attuale è sempre più costellato di ambienti malvagi e, nonostante il numero sempre più alto di specialisti, la formulazione di soluzioni ai problemi complessi avviene sempre più spesso grazie ad outsider generalisti i quali sono capaci di attingere informazioni proveniente da altre esperienze e formulare soluzioni più efficaci.

In un contesto gentile, senza particolari deviazioni, nel quale la sfida è risolvere problemi con il bagaglio di informazioni a disposizione (studiate o sperimentate), gli specialisti sono molto più bravi ma, non appena cambiano le regole (o non sono chiare), lo specialista fa cilecca

Ogni specialista ha una trincea che ogni giorno scava in maggior profondità, questo gli fa perdere il quadro generale. Non ha la flessibilità di un generalista.

Possiamo paragonare le due figure di riferimento a quelle che il filosofo Isaiah Berlin chiamava ricci e volpi, dove i ricci vedono bene da vicino (specialisti), e conoscono una sola cosa grande, le volpi (i generalisti) sanno invece molte cose. I ricci sono la visione ristretta, le volpi l’ampiezza.

La migliore metafora è la visione della libellula che, come gli umani ha due occhi, ma ogni occhio è un’enorme sfera ricoperta da trentamila lenti. Informazioni uniche provenienti da ciascuna di queste lenti fluiscono al cervello della libellula, dove vengono sintetizzate in una visione così straordinaria che può vedere in quasi tutte le direzioni contemporaneamente e catturare gli insetti rapidamente.

Come fa uno specialista ad essere così bravo nel suo campo di specializzazione? semplicemente perché deve affrontare pattern a cui si è esposto frequentemente e, la sua capacità di individuarli nella situazione in cui si trova, è estremamente rapida.

Mettiamo il caso che giochiamo a tennis con un professionista, costui ha già visto e rivisto ogni tipo di azione, ed è in grado di gestirla con estrema facilità. Questo però lo rende particolarmente vulnerabile se il conteso dovesse cambiare leggermente, in tal caso il suo vantaggio viene a mancare.

Da ciò evince come uno specialista si rivela la persona migliore in contesti da lui già vissuti, mentre si rivela meno efficace nei contesti del tutto nuovi, anche se nel suo stesso ambito.

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