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	<title>Fysis.it &#187; Ingredienti</title>
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		<title>Conosciamo lo zucchero integrale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sui dolcificanti in genere ne avevamo già parlato qui, di conseguenza non mi ripeto con questo post. In questo desiderio condividere invece, più specificatamente, le qualità dello zucchero integrale, quello vero, cioè quello ottenuto dalla concentrazione per evaporazione, del succo di canna da zucchero (sacchararum officinarum): da non confondere con lo zucchero di canna che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2754" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/raccolta_canna_zucchero.jpg"><img class="size-full wp-image-2754" title="raccolta_canna_zucchero" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/raccolta_canna_zucchero.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">La raccolta della canna da zucchero</p></div>
<p>Sui dolcificanti in genere ne avevamo già parlato <a href="http://fysis.it/tag/dolcificanti-naturali" target="_blank">qui</a>, di conseguenza non mi ripeto con questo post. In questo desiderio condividere invece, più specificatamente, le qualità dello <strong>zucchero integrale</strong>, quello vero, cioè quello ottenuto dalla concentrazione per evaporazione, del succo di canna da zucchero (sacchararum officinarum): da non confondere con lo zucchero di canna che viene raffinato e successivamente <strong>imbrunito con un pò di melassa</strong> (quello tra l&#8217;altro più comune). Nemmeno bisogna confonderlo con quello di barbabietola (qualunque tipologia che prendiate) visto che integrale non esiste: ciò che nella barbabietola non costituisce il saccarosio è privo di qualità nutrizionali</p>
<div id="attachment_2623" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/sugar-cane-machine-big.jpg"><img class="size-full wp-image-2623" title="sugar-cane-machine-big" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/sugar-cane-machine-big.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Macchina artigianale per l&#39;estrazione del succo di canna</p></div>
<p>interessanti e viene quindi sempre allontanato.</p>
<p>I veri zuccheri di canna sono molto scuri, di <strong>granulometria disomogenea</strong>, poco cristallini, umidi e contengono, oltre che al saccarosio, anche<strong> zuccheri diversi </strong>(inulina, fruttosio, glucosio ecc. ecc.) e ancora tracce di vitamine e sali minerali. Di consueto si trovano solamente nei negozi di alimenti naturali e commercio equo solidale.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>La produzione</strong></span></p>
<p>La coltivazione della canna da zucchero è un operazione che richiede molta mano d’opera:  il contadino taglia la pianta e separa i fusti dalle foglie e dalla estremità con uno strumento chiamato il <strong>machete</strong>, successivamente questi fusti vengono triturati per estrarne un succo chiamato <strong>mosto</strong>, il quale viene agitato per far sì che le impurità affioriscano in superficie (a volte si usano anche delle fibre vegetali) e, allo stesso tempo, il contatto con l&#8217;ossigeno genera una parziale fermentazione e la formazione di alcune sostanze aromatiche, caratteristiche di questi zuccheri. Viene poi ancora filtrato e portato ad ebollizione in grandi padelle rettangolari (dalla superficie sufficientemente ampia per consentire l’evaporazione): di solito il calore è generato dalla combustione della<strong> bagassa</strong>, ovvero il residuo essiccato delle canne da zucchero.<span id="more-2615"></span></p>
<p>Chi monitora la cottura è solitamente un addetto che, ma dipende dalla zona, si chiama <strong>“el Puntero”</strong>. Più la cottura è prolungata più lo zucchero che si ottiene diventa polveroso, scuro e perde parte dei suoi aspetti nutrizionali (oltre che a cambiare il sapore) mentre, meno viene cotto più si mantiene aggregato e forma una mattonella (o semi sfera). Successivamente viene raffreddato (per il Panela in stampi di legno) per permettere la solidificazione.</p>
<div id="attachment_2753" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/279437455_545.jpg"><img class="size-full wp-image-2753 " title="279437455_545" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/279437455_545.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Il Machete</p></div>
<p>La resa di produzione media è molto bassa: <strong>da una tonnellata di zucchero integrale si ottiene da 12 tonnellate di canna</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Le tipologie di zucchero integrale esistenti</strong></span></p>
<ul>
<li><strong>Picaflor.</strong> Si tratta di uno zucchero semi raffinato ottenuto dal succo di canna da zucchero, concentrato per evaporazione e successiva cristallizzato in un piccolo impianto di trasformazione; la lavorazione, come per gli altri zuccheri integrali, esclude sostanze sbiancanti. Picaflor viene prodotto in Paraguay, nella regione di Arroyos y Esteros, viene coltivato con metodo biologico dalla Cooperativa de Produccion Agroindustrial Manduvirà Ltd.</li>
</ul>
<p>Si presenta con una colorazione ambrata oro e un delicato sapore di miele.</p>
<ul>
<li><strong>Guarapo.</strong> Si tratta di uno zucchero di canna integrale che prende il nome dal succo colato della canna da zucchero. E’ uno zucchero biologico, di colore dorato e consistenza farinosa, con profumo intenso e sapore leggermente aromatico. Adatto alla preparazione di dolci, budini, ma anche per zuccherare le bevande perché esalta il sapore dei prodotti ai quali viene abbinato, senza tuttavia coprirli.</li>
</ul>
<p><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/zucchero-panela.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2619" title="zucchero panela" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/zucchero-panela.jpg" alt="" width="160" height="255" /></a></p>
<ul>
<li><strong>Mascobado.</strong> Nelle Filippine “Mascavo” è il tradizionale appellativo dello zucchero integrale (mentre quello bianco era chiamato “argillato”). Mascobado trattiene buona parte dei principi nutritivi che normalmente si perdono nella raffinazione dello zucchero bianco. E&#8217; infatti ricco di sali minerali, in particolare di ferro, elemento di cui è difficile coprire il fabbisogno giornaliero. Come tutti gli zuccheri integrali non è sbiancato chimicamente e tutti i passaggi rispettano principi di agricoltura biologica. La naturale presenza di melassa gli conferisce colore scuro e aspetto non cristallino. Si presenta con piccoli granuli, dal sapore intenso ed un lieve retrogusto di liquirizia.<br />
Il mascobado è disponibile anche di origine Paraguay, in questo caso prende il nome di Takuarè.<br />
Ottimo nei dolci, nelle macedonie e in particolare con lo yogurt bianco, al quale conferisce un gusto molto speciale.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Dulcita.</strong> Anch&#8217;esso è uno zucchero integrale che, rispetto ad altre varietà, viene ottenuto dalla varietà  granulada, è uno zucchero di canna non raffinato e lavorato in modo artigianale. In questo modo Dulcita trattiene tutti i principi nutritivi che normalmente si perdono nella raffinazione dello zucchero bianco. E&#8217; ricco di sali minerali, tra cui il ferro. Ha sapore dolce, mieloso e colore giallo ambra. Si presta ottimamente per i dolci, le marmellate, i cocktails e preparazioni cremose. E&#8217; ottimo nelle bevande, negli infusi e nel tè.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Panela.</strong> Si tratta di uno zucchero anch&#8217;esso integrale, ottenuto dalla lavorazione delle canne da zucchero coltivate in Colombia, sulle Ande, a 1300 m di altezza. Il nome Panela, per gli abitanti di quella zona, è la denominazione tradizionale che viene associata al panetto di zucchero. La sua composizione media è 80-90% di zuccheri (saccarosio 80%, glucosio 3-6%, fruttosio 3-6%), 7% di acqua, 1-2% di sali minerali. Panela, a differenza di altri zuccheri integrali, non viene asciugato fino a renderlo polveroso, ma il processo si ferma un po&#8217; prima, quando ci sono ancora tracce di umidità, in modo tale che la trasformazione in polvere, viene fatta successivamente con la macinatura. Questo consente allo zucchero Panela di essere ottenuto con una cottura più breve e quindi migliore per preservare il profilo nutritivo e aromatico dello stesso.<strong> </strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Demerara. </strong>Questo zucchero è l&#8217;unico di quello elencati ad essere prodotto imbrunendo i cristalli raffinati ed è pertanto quello con profilo nutritivo più basso ma potere dolcificante più alto. Ha un colore dorato, aspetto cristallino brillante e un aroma caramellato dovuto alla tracce di melassa.<br />
Il Demerara è ideale per dolcificare il caffè, per la preparazione di meringhe, ovvero laddove e necessario un apporto dolce senza interferire eccessivamente sul gusto finale e l&#8217;aspetto visivo.Utilizzo. Meringhe, pasta di mandorle, ghiaccia reale, creme crude, per glasse.</p>
<p><strong>Conclusione.</strong> Per quanto gli zuccheri integrali siano migliori da un punto di vista nutrizionale è tuttavia opportuno non illudersi eccessivamente sul contenuto vitaminico / minerale che, pur essendo largamente superiore a quello dello zucchero bianco, non è comunque tale da renderli un importante <strong>apportatore di questi nutrimenti</strong>, perchè sono comunque quantità ridotte rispetto ad esempio ai <strong>cereali integrali</strong>. Allo stesso tempo gli zuccheri integrali sono caratterizzanti sul sapore finale, in altre parole oltre ad aumentare la dolcezza <strong>modificano il gusto</strong>.</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>Fonte immagini. </strong>www.tibiona.it , http://utenti.multimania.it/piantetropicali/ , http://www.nevblog.com/indian-micro-businesses/ , http://italian.alibaba.com/product-gs/sharp-sugar-cane-machete-361662329.html , http://www.voyagesphotosmanu.com/economia_messicana.html</span></li>
</ul>
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		<title>Gli amidi e la fecola di patate</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 06:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante sia piuttosto palese la destinaizone d&#8217;uso di questi ingredienti, vediamo nello specifico cosa li distingue e perchè preferirne uno rispetto ad un altro.
Innanzitutto ciò che li accomuna è

 Precipitano tutti con percentuali di alcool superiori al 10%
(si separano dal liquido in cui vengono aggiunti)

 Sono intolleranti allo iodio
(si colorano di blu)
 Più calorici rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante sia piuttosto palese la destinaizone d&#8217;uso di questi ingredienti, vediamo nello specifico cosa li distingue e perchè preferirne uno rispetto ad un altro.<br />
Innanzitutto ciò che li accomuna è</p>
<ul>
<li> <strong>Precipitano tutti con percentuali di alcool superiori al 10%<br />
</strong>(si separano dal liquido in cui vengono aggiunti)<strong><br />
</strong></li>
<li><strong> Sono intolleranti allo iodio<br />
</strong>(si colorano di blu)</li>
<li><strong> Più calorici rispetto ad altri addensanti<br />
</strong>(perchè se ne usa tendezialmente di più e perchè lo sono di più rispetto a quelli analoghi come agar-agar, guar, xhantano ecc. ecc.)</li>
<li><strong> Insolubili a freddo</strong></li>
<li><strong> Solubili una volta cotti</strong></li>
</ul>
<p>Mentre le differenze intrinseche che li distinguono sono legate</p>
<ul>
<li> <strong>Alla temperatura di gelatinizzazione</strong></li>
<li><strong> Al prezzo</strong></li>
<li><strong> Alla granulometria</strong></li>
<li><strong> Al rapporto amilosio / amilopectina</strong></li>
</ul>
<p>In particolare, quest&#8217;ultimo, è responsabile della struttura finale: una <strong>maggior presenza di amilosio darà alla struttura / consistenza spatolabile e morbida</strong>, mentre una <strong>maggior percentuale di amilopectina darà una struttura salda, simile ad un budino</strong>. Infatti se viene usato l&#8217;amido di mais (22% di amilosio) nella crema pasticcera si otterrà un prodotto molto morbido, spatolabile e poco legato; se utilizzo invece quello di riso (16% di amilosio), la crema sarà più salda.<br />
Allo stesso tempo la retrogradazione* del amilosio e dell&#8217;amilopectina sono diverse, ad esempio l&#8217;amilopectina è più veloce e un&#8217;eventuale riscaldamento riporterà l&#8217;amilopectina nello stato di gel. Per l&#8217;amilosio ciò non è invece possibile, a meno che non si raggiungano i 170°C.<br />
Ci sono poi <strong>amidi nativi</strong> e <strong>amidi modificati</strong>, quelli nativi sono estratti semplicemente dalla fonte di partenza, senza alcuna modifica della sua struttura (quelli più comuni), mentre quelli modificati sono amidi che vengono, come dice il nome, modificati. La modificazione implica un processo chimico o enzimatico con il fine di conferire allo stesso determinate <strong>caratteristiche tecnologiche</strong>°, ad esempio l&#8217;amido acetato è uno di essi è la trasformazione subita lo rende un coadiuvante per prevenire o impedire la retrogradazione degli impasti.<span id="more-2536"></span><br />
Un altro elemento importante che è opportuno tenere in considerazione nella scelta dell&#8217;addensante più appropriato, è il contenuto di amilosio che, rispetto alla amilopectina, ha un <strong>indice glicemico più basso</strong>.<br />
Per quando riguarda la percentuale d&#8217;uso, oscilla <strong>tra l&#8217;8 e il 12% </strong>in relazione ai liquidi, se si vogliono ottenere budini. Mentre al <strong>10%</strong> (fino al 100%), in relazione alla farina, nei prodotti da forno dolci (pan di Spagna, frolla) per aumentare la <strong>sofficità</strong>.</p>
<ul>
<li>A questo <a href="http://www.tibiona.it/shop/files/amidi.pdf"><strong>indirizzo</strong></a> è possibile scaricarsi un files (.pdf) con le caratteristiche degli stessi.</li>
</ul>
<p><span style="font-size: xx-small;">°<strong>Le caratteristiche tecnologiche</strong> sono le caratteristiche esclusivamente tecniche che un ingrediente conferisce. Ovvero l&#8217;ingrediente in questione viene utilizzato esclusivamente per migliorare un aspetto che potrebbe essere la consistenza, la conservazione, il colore, la tollerenza alla luce ecc. ecc. L&#8217;ingrediente non viene invece utilizzato con altri fine di migliorare ad esempio il gusto.</span></p>
<p><span style="font-size: xx-small;">*<strong>Retrogradazione </strong>è un fenomeno legato dell&#8217;amido è ed alla base della formazione del pane raffermo, può essere considerato l&#8217;inverso della gelatinizzazione.<br />
La retrogradazione consiste nella tendenza da parte dell’amido a riassumere la struttura originaria. Sebbene l&#8217;amido in realtà non riesca mai a tornare in una configurazione simile a quella iniziale, infatti in realtà si forma una struttura intermedia rigida dovuta all’avvicinamento delle catene di amilosio e alla crescita di cristalli di amilopectina. La quantità di amido retrogradato è quindi direttamente proporzionale al contenuto di amilosio.</span></p>
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		<title>Vaniglia o Vanillina ?!</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 15:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora molte persone immaginano che vaniglia e vanilina (o vaniglina / etilvanillina) siano la stessa cosa ma in realtà tra le due &#8220;sostanze&#8221; vi è una notevole differenza, la vanillina è un aroma di sintesi ottenuto chimicamente da alcune frazioni del petrolio o dai residui della cellulosa (più precisamente dalla lignina contenuta nelle acque reflue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora molte persone immaginano che vaniglia e vanilina (o vaniglina / etilvanillina) siano la stessa cosa ma in realtà tra le due &#8220;sostanze&#8221; vi è una notevole differenza, la vanillina è un <strong>aroma di sintesi ottenuto chimicamente da alcune frazioni del petrolio</strong> o dai residui della cellulosa (più precisamente dalla lignina contenuta nelle acque reflue della cartiere), mentre la vaniglia è il bacello di una <strong>orchidea</strong> di origine messicana.</p>
<p><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/Vanilla_planifolia_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2291" title="Vanilla_planifolia_1" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/Vanilla_planifolia_1.jpg" alt="Il fiore della vaniglia" width="500" height="404" /></a><span id="more-2288"></span>Perchè allora le due &#8220;sostanze&#8221; sono spesso utilizzate nelle medesime preparazione per conferire un sapore &#8220;simile&#8221; (o<strong> pseudosimile</strong>) ?<br />
Perchè semplicemente la vanillina è una delle sostanze aromatiche maggiormente presenti nella vaniglia naturale e quella maggiormente responsabile del suo sapore (in sostanza sono quei <strong>cristalli</strong> microscopici che si formano sulla supericie della vaniglia in stecche).<br />
Ma allora perchè non usare la vanillina (che tra l&#8217;altro costa molto meno) ?<br />
Il fatto che la vaniglia contenga per natura vanillina non è suficiente per definire identici di due &#8220;prodotti&#8221;, in quanto la vaniglia naturale contiene, oltre alla vanillina, più di <strong>250 sostanze aromatiche</strong> e questa notevole differenza fa sì che utilizzando vaniglia o la vanillina il risultato finale non è mai lo stesso. Inoltre il fatto che la vanillina artificiale si ottiene per sintesi chimica è opportuno che quest&#8217;ultima sia fatta con le migliori accortezze, eliminando ogni tipo di <strong>sostanza chimica</strong> utilizzata per la sua produzione (come il <strong>solvente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Toluene" target="_blank">toluene</a></strong>).  Ciò che può sembrare palese, in realtà non lo è: ad esempio il 27 aprile 2010 un grandissimo lotto di vanillina sintentica provveniente dalla Norvegia fu <a href="http://www.oasiconsulting.com/ambiente/?azione=dettaglio&amp;id=96" target="_blank">ritirata dal mercato</a> perchè contaminata con il toluene. E cosa dire del fatto che circa la metà della <a href="http://trashfood.com/2010/05/dalla-lignina-alla-vanillina.html" target="_blank">vanillina del mondo proviene dalla <strong>Cina</strong></a> ? in questo caso gli <strong>standard qualitativi</strong> saranno identici a quelli europei&#8230;. ??</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/Vaniglia_frutto1.jpg"><img class="size-full wp-image-2300  aligncenter" title="Vaniglia_frutto" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/Vaniglia_frutto1.jpg" alt="" width="437" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Inoltre spesso la vanillina non è tale ma bensì <strong>etilvanillina</strong>, una molecola inesistenza in natura e circa 3 / 4 volte più potente della vanillina. Così innocua che viene classificata come <strong>irritante per la cute, per le vie respiratorie, nociva per ingestione e molto irritate per gli occhi !</strong> Non ci credete ? provate a <a href="http://www.google.it/search?q=etilvanillina&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a#q=etilvanillina+scheda+di+dati+di+sicurezza&amp;bih=579&amp;biw=1280&amp;fp=64a707df22ca5c82&amp;hl=it&amp;rls=org.mozilla:it%3Aofficial" target="_blank">cliccare qui.</a><br />
In conclusione, non so voi ma io preferisco la <a href="http://www.tibiona.it/shop/advanced_search_result.php?keywords=vaniglia&amp;x=0&amp;y=0&amp;categories_id=&amp;inc_subcat=1&amp;manufacturers_id=&amp;pfrom=&amp;pto=" target="_blank">vaniglia</a> ? <img src='http://fysis.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/vaniglia-naturale1.jpg"><img class="size-full wp-image-2295  aligncenter" title="vaniglia naturale" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/vaniglia-naturale1.jpg" alt="" width="450" height="381" /></a></p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Fonte immagini. Fiore vaniglia (Wikipedia.org), Vaniglia verde ( http://www.prodottigianduja.com), Vaniglia in stecche (tibiona.it).</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le caratteristiche sensoriali e visive del lievito madre</title>
		<link>http://fysis.it/1542/panificazione/approfodimenti/le-caratteristiche-sensoriali-e-visive-del-lievito-madre</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 09:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ingredienti]]></category>
		<category><![CDATA[com'è il lievito madre]]></category>
		<category><![CDATA[come capire il lievito madre]]></category>
		<category><![CDATA[lievito madre come si presenta]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco alcune delle caratteristiche più salienti che distinguono il lievito madre a seconda della tipologia e del grado di maturazione.

Maturo al punto giusto. sapore acido dolce senza retrogusti, pasta di colore bianco, avorio, soffice, con alveoli prolungati con PH ottimale 4,5 (+/- 0,3)


Troppo debole. sapore poco acido, quasi insipido, colore eccessivamente chiaro quasi bianco, pasta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco alcune delle caratteristiche più salienti che distinguono il lievito madre a seconda della tipologia e del grado di maturazione.</p>
<ul>
<li><strong>Maturo al punto giusto. </strong>sapore acido dolce senza retrogusti, pasta di colore bianco, avorio, soffice, con alveoli prolungati con PH ottimale 4,5 (+/- 0,3)</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Troppo debole. </strong>sapore poco acido, quasi insipido, colore eccessivamente chiaro quasi bianco, pasta compatta scarsamente alveolata con PH superiore a 5.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Troppo forte.</strong> sapore acido amaro, colore giallastro, alveoli irregolari e rotondi, consistenza appiccicosa con PH inferiore a 4.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Troppo acido.</strong> sapore di aceto, formaggio (acido buttirico), colore grigio, appiccicoso e PH molto basso.</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Addensanti e Gelatinizzanti</title>
		<link>http://fysis.it/1466/alimenti/addensanti-e-gelatinizzanti</link>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 05:59:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esistono numerosi ingredienti che possono essere utilizzati per addensare e gelatinizzare gli alimenti, il problema che spesso nasce è però la modalità d&#8217;uso corretta. In questa scheda che vi propongo c&#8217;è una cernita dei più diffusi con tanto di modalità d&#8217;uso, caratteristiche, ph ottimale, temperatura ottimale ecc. ecc.
I gelatinizzanti e addensanti illustrati sono: amido, kuzu, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono numerosi ingredienti che possono essere utilizzati per <strong>addensare e gelatinizzare</strong> gli alimenti, il problema che spesso nasce è però la modalità d&#8217;uso corretta. In questa scheda che vi propongo c&#8217;è una cernita dei più diffusi con tanto di modalità d&#8217;uso, caratteristiche, ph ottimale, temperatura ottimale ecc. ecc.<br />
I gelatinizzanti e addensanti illustrati sono: <em><strong>amido, kuzu, arrow-root, pectina, agar-agar, carragenina, lecitina, metolose (idropropilmetilcellulosa), farina di semi di carruba, farina di semi i guar, gelatina alimentare, alginato di sodio e gomma di xhantano. </strong></em><br />
Mentre alcuni di essi sono prodotti pressochè<strong> naturali </strong>ed estratti con <strong>processi fisici</strong> (farina di semi di carruba, amido, farina di guar&#8230;), altri sono ottenuti invece processi chimici più o meno complessi;  li ho inseriti per avere un quadro generale ma suggerisco tuttavia di scegliere quanto possibile i <strong>primi</strong>.</p>
<p>Potete scaricare il files con tutte le illustrazioni <a href="http://www.tibiona.it/shop/files/idrocolloidi.pdf" target="_blank">qui.<br />
</a>Vi ricordo che buon parte di questi addensanti/gelatinizzanti li potete trovare su <a href="http://www.tibiona.it/shop/files/idrocolloidi.pdf" target="_blank">www.tibiona.it</a></p>
<p>Buona lettura</p>
<p><strong><em>Aldo Bongiovanni</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La maturazione e conservazione della farina</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 05:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel periodo estivo, in particolare, è facile ritrovarsi le farine infestate dagli insetti (vermi e farfalle). Ciò, diversamente da quello che si può pensare, non è legato alla bassa qualità delle stesse (piuttosto è inversamente proporzionale) ma alle condizioni ambientali avverse (caldo e umidità eccessiva).
In qualunque farina (eccetto quelle “sterilizzate” tramite processi industriali) sono contenute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel periodo estivo, in particolare, è facile ritrovarsi le farine infestate dagli <strong>insetti</strong> (vermi e farfalle). Ciò, diversamente da quello che si può pensare, non è legato alla bassa qualità delle stesse (piuttosto è inversamente proporzionale) ma alle condizioni ambientali avverse (caldo e umidità eccessiva).<br />
In qualunque farina (eccetto quelle “sterilizzate” tramite processi industriali) sono contenute le <strong>uova degli insetti</strong>, le quali si schiudono rapidamente non appena si trovano nelle condizioni ideali.<br />
<span id="more-1399"></span><br />
Come buona parte degli alimenti, anche le farine sono nutrizionalmente migliori quando sono fresche (cioè macinate da non moltissimo tempo) ma si posso definire tali anche <strong>dopo 1 mese</strong> successivo alla macinazione: non devono per forza essere lavorate da pochissimo tempo, una leggera maturazione le migliora addirittura, rendendole<strong> più digeribili</strong> (idrolizzazione dell&#8217;amido, liberazione degli acidi grassi e degli amminoacidi). La farina che trae però i benefici maggiori dalla maturazione è quella che <strong>genera glutine</strong> (frumento, farro e Kmut) in quanto, appena macinata, ha un capacità di <strong>assorbimento</strong> molto bassa, forma un <strong>impasto debole e appiccicoso </strong>che produce un pane poco sviluppato. Trascorso invece un breve periodo di maturazione (indicativamente <strong>3 settimane</strong>) le qualità tecniche iniziano a migliorare: aumenta l&#8217;assorbimento e la capacità di trattenere l&#8217;anidride carbonica sviluppata durante la fermentazione. Se il processo di maturazione dovesse tuttavia proseguire eccessivamente (oltre le <strong>8 settimane</strong>) la farina diventa sempre più forte, più chiara (ossidazione dei pigmenti carotenoidi) fino a peggiorare le caratteristiche iniziali e diventare “<strong>gessata</strong>” (durante la lavorazione si noterà che l&#8217;impasto sarà diventato poco elastico). Eccedendo ulteriormente, la farina diventerà sempre più <strong>acida</strong> e con un&#8217;attività enzimatica eccessivamente alta che determinerà impasti appiccicosi e un pane poco sviluppato, con una crosta scura.<br />
Anche l&#8217;umidità della farina ne risente ma ciò dipende dall&#8217;ambiente di conservazione: se è umido acquisisce umidità mentre se asciutto viceversa. I grassi vengono invece scissi dalla lipasi, liberando gli acidi grassi che in un primo momento si trasformeranno i <strong>perossidi</strong> (sic!) che rafforzano il glutine mentre successivamente si trasformano in aldeidi e chetoni che rilasciano un odore e un sapore sgradevole (diventa rancida).<br />
Tutto ciò può essere però ostacolato conservando la farina in condizioni anaerobiche (senza aria) oppure, marginalmente, in confezioni più piccole.</p>
<p>Buon inizio settimana</p>
<p><em><strong>Aldo Bongiovanni</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lo Strutto</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 06:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si tratta di un grasso suino di bassissima qualità di colore bianco, di consistenza compatta e privo di odori (a freddo) mentre riscaldato rilascia il suo tipico odore nauseante; composto quasi esclusivamente da grassi di tipo saturo deleteri per il sistema cardio-circolatorio.
La produzione dello strutto viene effettuata per prima cosa togliendo la cotenna (la parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si tratta di un grasso suino di <strong>bassissima qualità</strong> di colore bianco, di consistenza compatta e privo di odori (a freddo) mentre riscaldato rilascia il suo tipico <strong>odore nauseante</strong>; composto quasi esclusivamente da grassi di tipo saturo deleteri per il sistema cardio-circolatorio.<br />
La produzione dello strutto viene effettuata per prima cosa togliendo la cotenna (la parte che in futuro previa</p>
<div id="attachment_1090" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1090" title="strutto" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/strutto.jpg" alt="lo Strutto" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">lo Strutto</p></div>
<p>salagione e salatura diventerà il lardo), viene quindi tagliato a pezzi, insieme alla sugna (tessuto adiposo surrenale) e ad altri grassi di recupero del suino. Viene scaldato fino ad 85° al fine di far evaporare la poca acqua contenuta e favorire la separazione totale dello strutto. Lo scarto della lavorazione privato di tutto lo strutto possibile e composto unicamente dalla parte fibra e prende il nome di ciccioli.<br />
Esiste una variante nella produzione che prevede come fonte di calore il vapore ad alta pressione e l&#8217;utilizzo di conservanti e anti-ossidanti per impedire l&#8217;inracidimento.<br />
In panificazione viene utilizzato largamente per il suo <strong>basso costo</strong> e per la capacità di migliorare la friabilità dei prodotti da forno e la leggerezza (in termini di peso, non di calorie !).<br />
Inoltre, tra le caratteristiche avverse dello strutto, c&#8217;è l<strong>&#8216;appetibilità</strong> che conferisce ai prodotti da forno: talmente intensa che<strong> inibisce i centri della sazietà</strong> inducendo a consumare i prodotti in cui viene aggiunto in quantità maggiore rispetto al proprio fabbisogno.</p>
<p><span id="more-1089"></span>Malgrado la bassa qualità del prodotto, lo strutto entra a far parte di moltissime<strong> ricette tradizionali</strong>, come ad esempio la piadina romagnola, l&#8217;erbazzone reggiano, le tigelle modenesi, le seadas e le pardulas sarde, le brioches, i cannoli siciliani, il casatiello napoletano e la famosa Coppia Ferrarese (I.G.P), il pane tipico di Ferrara.<br />
Se lo strutto è un ingrediente sconsigliato per la preparazione dei prodotti da forno di qualità, ha però un lato positivo: possiede un punto di fumo molto alto (circa 250°) che lo rende un grasso da cottura molto stabile.<br />
Lo strutto va conservato in luoghi freschi e privi di odori intensi in quanto tende a cambiare velocemente le caratteristiche iniziali (sembra strano ma riesce ancora a peggiore, nonostante sia già un prodotto scadente !).<br />
<strong>Qual&#8217;è quindi il luogo più adatto per conservarlo ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Nel magazzino / negozio del venditore: cioè non comprarlo !!</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Buon week end</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aldo Bongiovanni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;"><em>Fonte immagine. www.albanesi.it</em></span></strong></p>
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		<title>La Farina di Fave in Panificazione</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 05:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se le farine diverse dal frumento sono solitamente impiegate con quest&#8217;ultimo per conferire il sapore delle stesse, la farina di fave possiede inoltre la capacità di migliorare le caratteristiche tecniche dell&#8217;impasto.
In Francia viene ad esempio largamente impiegata per la preparazione della baguette, in quanto accentua la tipicità di questo tipo di pane (colorazione, consistenza della mollica e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se le farine diverse dal frumento sono solitamente impiegate con quest&#8217;ultimo per conferire il sapore delle stesse, la farina di fave possiede inoltre la capacità di <em><strong>migliorare le caratteristiche tecniche dell&#8217;impasto</strong></em>.<br />
In Francia viene ad esempio largamente impiegata per la preparazione della <em><strong>baguette</strong></em>, in quanto accentua la tipicità<span id="more-1037"></span> <img class="alignleft size-full wp-image-1039" title="farina-di-fave-1kg" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/farina-di-fave-1kg.jpg" alt="farina-di-fave-1kg" width="270" height="612" />di questo tipo di pane (colorazione, consistenza della mollica e della crosta).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Modalità d&#8217;uso.</strong> Impiegata per conferire le caratteristiche della stessa, trascurando la capacità funzionale, la  sua dose di impiego oscilla <em><strong>tra il 15 e il 20% </strong></em>in combinazione della farina di frumento (o altra farina che genera glutine come farro e Kamut).<br />
Impiegata invece in misura ridotta <em><strong>(1%</strong></em><em><strong>)</strong></em> nelle farine che generano glutine migliora notevolmente le attitudini panificatore:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> &#8211; Aumenta il W<br />
- Aumenta la stabilità<br />
- Aumenta l&#8217;assorbimento<br />
- Migliora lo sviluppo del pane<br />
- Intensifica la colorazione della crosta<br />
- Schiarisce la mollica</em></strong></p>
<p><strong> Caratteristiche nutrizionali.</strong> Si tratta di una farina ricca di proteine e <em><strong>fibra (28%)</strong></em>, caratterizzata inoltre da un apporto calorico esiguo.<br />
Non va utilizzata in caso di<em><strong> favismo</strong></em>, una malattia genetica dovuta alla carenza di un enzima (glucosio-6-fosfato deidrogenasi), deputato alla inibizione di due sostanze presenti nella fava (la vicina e la convicina).</p>
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		<title>Le caratteristiche del glutine</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 04:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre più spesso si sente parlare del glutine ma di cosa si tratta realmente è chiaro a poche persone, vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche che deve possedere per generare un&#8217;impasto adeguatamente panificabile.
Per prima cosa bisogna dire che il glutine non esiste in natura ma bensì è una sostanza che si forma a contatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sempre più spesso si sente parlare del glutine ma di cosa si tratta realmente è chiaro a poche persone, vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche che deve possedere per generare un&#8217;impasto adeguatamente panificabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prima cosa bisogna dire che il glutine <strong>non esiste in natura</strong> ma bensì è una sostanza che si forma a contatto con l&#8217;acqua in determinati sfarinati di cereali: frumento tenero, frumento duro, grano Kamut ®, farro e segale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-998 alignleft" title="gluten-07" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/gluten-07.jpg" alt="gluten-07" width="360" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il glutine è composto da <strong>proteine insolubili</strong> in acqua: prolamine (soprattutto <strong>gliadina</strong>) e dalle gluteline (sopratutto<strong> glutenina</strong>). La gliadina, appena viene a contatto con l&#8217;acqua, acquisisce una forma collosa e fluida mentre la glutenina nella medesima situazione, si aggrega formando una massa molto elastica, resistente e compatta. Il glutine formato presenta le caratteristiche combinate delle due proteine.<span id="more-997"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di ciò è ovvio che <strong>le caratteristiche meccaniche del glutine dipendono dal bilanciamento delle prolamine e delle gluteline</strong>. Una farina forte come il <strong>Manitoba</strong> solitamente ha una presenza maggiore di glutenine mentre in una farina debole, come quella da biscotti, ha una prevalenza di gliadina e il suo glutine sarà di conseguenza molle e poco spugnoso.</p>
<p style="text-align: justify;">La determinazione del glutine può essere espressa in due modi: <strong>glutine umido e glutine secco. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il procedimento di estrazione è identico per entrambi ma mentre il primo viene estratto previo lavaggio dell&#8217;impasto formato da farina e acqua il secondo viene successivamente essiccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo forma diversa del glutine è utile per determinare la sua <strong>capacità di assorbimento</strong> (che può raggiungere addirittura il 200%).</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, anche in questo caso, la capacità di assorbimento è determinata dalla presenza più o meno elevata di gliadine.</p>
<address style="text-align: justify;">Fonte immagine. http://al.godsdirectcontact.org.tw</address>
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		<title>Lievito di Farro Attivo: modalità d&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 12:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un pò di tempo su TiBioNa è disponibile il lievito di farro attivo, una rivoluzionaria alternativa al lievito di birra in grado di migliorare su molti punti i prodotti da forno:

Digeribilità
Sapore
Profumo
Conservazione&#8230;

Molti clienti chiedono come utilizzarlo al meglio e, alla luce di ciò, ho pensato di illustrarvi dettagliatamente il processo di preparazione ed alcuni approfondimenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un pò di tempo su TiBioNa è disponibile il lievito di farro attivo, una <strong>rivoluzionaria alternativa al lievito di birra</strong> in grado di migliorare su molti punti i prodotti da forno:</p>
<ul>
<li><strong>Digeribilità</strong></li>
<li><strong>Sapore</strong></li>
<li><strong>Profumo</strong></li>
<li><strong>Conservazione&#8230;</strong></li>
</ul>
<p>Molti clienti chiedono come utilizzarlo al meglio e, alla luce di ciò, ho pensato di illustrarvi dettagliatamente il processo di preparazione ed alcuni <strong>approfondimenti tecnici</strong>.</p>
<p><span id="more-950"></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ingredienti per pane integrale</span></strong></p>
<ul>
<li>100g di <a href="http://www.tibiona.it/shop/tibiona-index-n-Farine-cP-24.html" target="_blank">farina integrale (farro, kamut, frumento, segale)</a></li>
<li>10g di <a href="http://www.tibiona.it/shop/tibiona-product_info-n-Pasta_Acida_di_Farro_Attiva_250g_BIO-pId-1404.html" target="_blank">lievito di farro attivo</a></li>
<li>2,5g di <a href="http://http://www.tibiona.it/shop/index.php?cPath=76_335" target="_blank">sale integrale</a></li>
<li>60ml di acqua</li>
</ul>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ingredienti per pane bianco</span></strong></p>
<ul>
<li>100g di <a href="http://www.tibiona.it/shop/tibiona-index-n-Farine-cP-24.html" target="_blank">farina tipo &#8220;0&#8243; , &#8220;00&#8243; o &#8220;2&#8243; (il top è la manitoba, segue il frumento tradizionali, kamut farro)</a></li>
<li>10g di <a href="http://www.tibiona.it/shop/tibiona-product_info-n-Pasta_Acida_di_Farro_Attiva_250g_BIO-pId-1404.html" target="_blank">lievito di farro attivo</a></li>
<li>2,5g di<a href="http://www.tibiona.it/shop/index.php?cPath=76_335" target="_blank"> sale integrale</a></li>
<li>55ml di acqua</li>
</ul>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Procedimento (identico per entrambi)</span></strong></p>
<p>Lavorate gli ingredienti fino a quando l&#8217;impasto sarà liscio e omogeneo (10 min. circa), disponetelo in un contenitore infarinato e sigillato con della pellicola trasparente.  Lasciatelo ad una temperatura di <strong>25-27° per 8 ore</strong>, formate quindi il pane, infarinatelo e lasciatelo lievitare per ancora <strong>2 ore</strong> (coperto con un panno di cotone). Infornate a <strong>180°</strong> fino a quando la superficie sarà leggermente <strong>dorata</strong> (20-30 min.).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>F.a.q</strong></span></p>
<ul>
<li><strong>I lievito di farro attivo è identico a quello fatto con il procedimento tradizionale ?</strong></li>
</ul>
<p>è molto simile ma diverge leggermente per il fatto che il processo di produzione prevede la selezione dei <strong>micro-organismi termo-resistenti</strong>, pertanto ne consegue che il lievito di farro attivo a una microflora <strong>standardizzata</strong> mentre quello prodotto con il metodo tradizionale ha una microflora più ricca e più <strong>eterogenea</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Come posso renderlo simile a quello tradizionale ?</strong></li>
</ul>
<p>semplicemente con il passare del tempo viene &#8220;contaminata&#8221; dai microorganismi presenti nell&#8217; aria, nell&#8217;acqua e nella farina (<strong>bastano alcuni giorni</strong>). Essi moduleranno la flora rendendola <strong>identica</strong> a quella della pasta madre oppure, per <strong>velocizzare il processo</strong>, potete aggiungere ingredienti che conferiscano batteri lattici, acetici e lieviti diversi, come la <strong>frutta matura</strong> (ad es. la mela) e il <strong><a href="http://www.tibiona.it/shop/index.php?cPath=67_106" target="_blank">miele</a></strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Quando li aggiungo ?</strong></li>
</ul>
<p>vi suggerisco in questo caso di fare un <strong>pre-impasto</strong> e non utilizzarlo direttamente per la preparazione del pane (potrebbe<strong> alterare</strong> il sapore del pane).</p>
<ul>
<li><strong>Se non utilizzo tutto il lievito di farro cosa ne faccio ?</strong></li>
</ul>
<p>lo potete utilizzare per gli impasti successivi al fine di evitare lo &#8220;scomodo&#8221; <strong>mantenimento</strong> del lievito madre con i vari <strong>rinfreschi</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Se voglio crearmi un lievito madre da quello essiccato che possa utilizzare per sempre, come faccio ?</strong></li>
</ul>
<p>seguite la stessa ricetta del pane (quella sopra descritta) <strong>escludendo il sale,</strong> fate fermentare il tutto per a<strong> 25-27° </strong>e lo conservate in<strong> frigo</strong> (in un contenitore infarinato e sigillato con pellicola). Ricordatevi che andrà aggiunta <strong>farina e acqua</strong> almeno una volta a settimana per mantenerlo in <strong>vita</strong> (<strong>rinfreschi</strong>).</p>
<ul>
<li><strong>In che modo ?</strong></li>
</ul>
<p>aggiungete gli <strong>stessi ingredienti </strong>e nella <strong>stessa quantità</strong> che avete impiegato nella preparazione dello stesso: se ad esempio l&#8217; avete preparato con 100g di farina e 55ml di acqua aggiungete 100g di farina e 55ml di acqua (ovviamente <strong>non dovrete più utilizzare il lievito essiccato !</strong>), impastate il tutto e lo lasciate <strong>10 a 25-27°.</strong> Lo conserverete poi nel <strong>frigo</strong> con gli stessi criteri precedenti (pellicola e contenitore).</p>
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