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	<title>Fysis.it &#187; Alimenti</title>
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	<description>Benessere, Ambiente e Salute</description>
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		<title>Conoscere la Stevia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di tutto è bene sapere che la stevia che parleremo in questo post è la rebaudiana bertoni, perchè ne esistono oltre 240 varietà e quella ad interesse alimentare, come dolcificante, è solo questa. Detto ciò vediamo di capire qualcosa in più.
La stevia è un arbusto della famiglia delle compositae (per intenderci la famiglia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto è bene sapere che la stevia che parleremo in questo post è la<strong> rebaudiana bertoni</strong>, perchè ne esistono oltre 240 varietà e quella ad interesse alimentare, come dolcificante, è solo questa. Detto ciò vediamo di capire qualcosa in più.<br />
La stevia è un arbusto della famiglia delle compositae (per intenderci la famiglia del <strong>girasole</strong>) originario del Sud America, caratterizzata dalla presenza di numerosi composti dal sapore dolcissimo e privi di calorie.</p>
<p>Questi composti si chiamano <strong>glicosidi steviolici</strong> e c’è ne sono molte tipologie differenti: lo stevioside, il rebaudioside (A, B, C, D, E), lo steviolbioside e il dulcoside (A e B).<br />
<strong>Lo stevioside è il più abbondante</strong> di questi componenti (alcune varietà ne contengono fino al 18%), mentre il Rebaudioside A è contenuto in percentuali irrisorie (dal 2 al 4%), ma è il più dolce (tra 350 / <strong>400 volte maggiore dello zucchero saccarosio</strong>) ed è anche quello dal sapore più neutrale (gli altri sanno un pò di tutti di liquirizia e presentano un leggero retrogusto amaro).<br />
Lo stevioside, i rebaudiosidi A e C così come dulcoside A sono tuttavia quelli più utilizzati.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La diffusione</span></strong><br />
L’utilizzo della stevia non è uguale in tutto il mondo, ci sono paesi che l’approvano per qualunque uso in ogni sua forma, altri che l’approvano solo in determinati settori alimentari e altri ancora che permettono l’utilizzo di alcuni composti ed altri no.<br />
Parlando dell’Italia la stevia è possibile utilizzarla come additivo alimentare solamente dal<strong> Novembre 2011#</strong></p>
<p><a href="http://blog.greenme.it/gola-salute-e-felicita/" target="_blank">Prosegui qui.</a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Conosciamo lo zucchero integrale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sui dolcificanti in genere ne avevamo già parlato qui, di conseguenza non mi ripeto con questo post. In questo desiderio condividere invece, più specificatamente, le qualità dello zucchero integrale, quello vero, cioè quello ottenuto dalla concentrazione per evaporazione, del succo di canna da zucchero (sacchararum officinarum): da non confondere con lo zucchero di canna che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2754" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/raccolta_canna_zucchero.jpg"><img class="size-full wp-image-2754" title="raccolta_canna_zucchero" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/raccolta_canna_zucchero.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">La raccolta della canna da zucchero</p></div>
<p>Sui dolcificanti in genere ne avevamo già parlato <a href="http://fysis.it/tag/dolcificanti-naturali" target="_blank">qui</a>, di conseguenza non mi ripeto con questo post. In questo desiderio condividere invece, più specificatamente, le qualità dello <strong>zucchero integrale</strong>, quello vero, cioè quello ottenuto dalla concentrazione per evaporazione, del succo di canna da zucchero (sacchararum officinarum): da non confondere con lo zucchero di canna che viene raffinato e successivamente <strong>imbrunito con un pò di melassa</strong> (quello tra l&#8217;altro più comune). Nemmeno bisogna confonderlo con quello di barbabietola (qualunque tipologia che prendiate) visto che integrale non esiste: ciò che nella barbabietola non costituisce il saccarosio è privo di qualità nutrizionali</p>
<div id="attachment_2623" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/sugar-cane-machine-big.jpg"><img class="size-full wp-image-2623" title="sugar-cane-machine-big" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/sugar-cane-machine-big.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Macchina artigianale per l&#39;estrazione del succo di canna</p></div>
<p>interessanti e viene quindi sempre allontanato.</p>
<p>I veri zuccheri di canna sono molto scuri, di <strong>granulometria disomogenea</strong>, poco cristallini, umidi e contengono, oltre che al saccarosio, anche<strong> zuccheri diversi </strong>(inulina, fruttosio, glucosio ecc. ecc.) e ancora tracce di vitamine e sali minerali. Di consueto si trovano solamente nei negozi di alimenti naturali e commercio equo solidale.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>La produzione</strong></span></p>
<p>La coltivazione della canna da zucchero è un operazione che richiede molta mano d’opera:  il contadino taglia la pianta e separa i fusti dalle foglie e dalla estremità con uno strumento chiamato il <strong>machete</strong>, successivamente questi fusti vengono triturati per estrarne un succo chiamato <strong>mosto</strong>, il quale viene agitato per far sì che le impurità affioriscano in superficie (a volte si usano anche delle fibre vegetali) e, allo stesso tempo, il contatto con l&#8217;ossigeno genera una parziale fermentazione e la formazione di alcune sostanze aromatiche, caratteristiche di questi zuccheri. Viene poi ancora filtrato e portato ad ebollizione in grandi padelle rettangolari (dalla superficie sufficientemente ampia per consentire l’evaporazione): di solito il calore è generato dalla combustione della<strong> bagassa</strong>, ovvero il residuo essiccato delle canne da zucchero.<span id="more-2615"></span></p>
<p>Chi monitora la cottura è solitamente un addetto che, ma dipende dalla zona, si chiama <strong>“el Puntero”</strong>. Più la cottura è prolungata più lo zucchero che si ottiene diventa polveroso, scuro e perde parte dei suoi aspetti nutrizionali (oltre che a cambiare il sapore) mentre, meno viene cotto più si mantiene aggregato e forma una mattonella (o semi sfera). Successivamente viene raffreddato (per il Panela in stampi di legno) per permettere la solidificazione.</p>
<div id="attachment_2753" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/279437455_545.jpg"><img class="size-full wp-image-2753 " title="279437455_545" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/279437455_545.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Il Machete</p></div>
<p>La resa di produzione media è molto bassa: <strong>da una tonnellata di zucchero integrale si ottiene da 12 tonnellate di canna</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Le tipologie di zucchero integrale esistenti</strong></span></p>
<ul>
<li><strong>Picaflor.</strong> Si tratta di uno zucchero semi raffinato ottenuto dal succo di canna da zucchero, concentrato per evaporazione e successiva cristallizzato in un piccolo impianto di trasformazione; la lavorazione, come per gli altri zuccheri integrali, esclude sostanze sbiancanti. Picaflor viene prodotto in Paraguay, nella regione di Arroyos y Esteros, viene coltivato con metodo biologico dalla Cooperativa de Produccion Agroindustrial Manduvirà Ltd.</li>
</ul>
<p>Si presenta con una colorazione ambrata oro e un delicato sapore di miele.</p>
<ul>
<li><strong>Guarapo.</strong> Si tratta di uno zucchero di canna integrale che prende il nome dal succo colato della canna da zucchero. E’ uno zucchero biologico, di colore dorato e consistenza farinosa, con profumo intenso e sapore leggermente aromatico. Adatto alla preparazione di dolci, budini, ma anche per zuccherare le bevande perché esalta il sapore dei prodotti ai quali viene abbinato, senza tuttavia coprirli.</li>
</ul>
<p><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/zucchero-panela.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2619" title="zucchero panela" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/zucchero-panela.jpg" alt="" width="160" height="255" /></a></p>
<ul>
<li><strong>Mascobado.</strong> Nelle Filippine “Mascavo” è il tradizionale appellativo dello zucchero integrale (mentre quello bianco era chiamato “argillato”). Mascobado trattiene buona parte dei principi nutritivi che normalmente si perdono nella raffinazione dello zucchero bianco. E&#8217; infatti ricco di sali minerali, in particolare di ferro, elemento di cui è difficile coprire il fabbisogno giornaliero. Come tutti gli zuccheri integrali non è sbiancato chimicamente e tutti i passaggi rispettano principi di agricoltura biologica. La naturale presenza di melassa gli conferisce colore scuro e aspetto non cristallino. Si presenta con piccoli granuli, dal sapore intenso ed un lieve retrogusto di liquirizia.<br />
Il mascobado è disponibile anche di origine Paraguay, in questo caso prende il nome di Takuarè.<br />
Ottimo nei dolci, nelle macedonie e in particolare con lo yogurt bianco, al quale conferisce un gusto molto speciale.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Dulcita.</strong> Anch&#8217;esso è uno zucchero integrale che, rispetto ad altre varietà, viene ottenuto dalla varietà  granulada, è uno zucchero di canna non raffinato e lavorato in modo artigianale. In questo modo Dulcita trattiene tutti i principi nutritivi che normalmente si perdono nella raffinazione dello zucchero bianco. E&#8217; ricco di sali minerali, tra cui il ferro. Ha sapore dolce, mieloso e colore giallo ambra. Si presta ottimamente per i dolci, le marmellate, i cocktails e preparazioni cremose. E&#8217; ottimo nelle bevande, negli infusi e nel tè.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Panela.</strong> Si tratta di uno zucchero anch&#8217;esso integrale, ottenuto dalla lavorazione delle canne da zucchero coltivate in Colombia, sulle Ande, a 1300 m di altezza. Il nome Panela, per gli abitanti di quella zona, è la denominazione tradizionale che viene associata al panetto di zucchero. La sua composizione media è 80-90% di zuccheri (saccarosio 80%, glucosio 3-6%, fruttosio 3-6%), 7% di acqua, 1-2% di sali minerali. Panela, a differenza di altri zuccheri integrali, non viene asciugato fino a renderlo polveroso, ma il processo si ferma un po&#8217; prima, quando ci sono ancora tracce di umidità, in modo tale che la trasformazione in polvere, viene fatta successivamente con la macinatura. Questo consente allo zucchero Panela di essere ottenuto con una cottura più breve e quindi migliore per preservare il profilo nutritivo e aromatico dello stesso.<strong> </strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Demerara. </strong>Questo zucchero è l&#8217;unico di quello elencati ad essere prodotto imbrunendo i cristalli raffinati ed è pertanto quello con profilo nutritivo più basso ma potere dolcificante più alto. Ha un colore dorato, aspetto cristallino brillante e un aroma caramellato dovuto alla tracce di melassa.<br />
Il Demerara è ideale per dolcificare il caffè, per la preparazione di meringhe, ovvero laddove e necessario un apporto dolce senza interferire eccessivamente sul gusto finale e l&#8217;aspetto visivo.Utilizzo. Meringhe, pasta di mandorle, ghiaccia reale, creme crude, per glasse.</p>
<p><strong>Conclusione.</strong> Per quanto gli zuccheri integrali siano migliori da un punto di vista nutrizionale è tuttavia opportuno non illudersi eccessivamente sul contenuto vitaminico / minerale che, pur essendo largamente superiore a quello dello zucchero bianco, non è comunque tale da renderli un importante <strong>apportatore di questi nutrimenti</strong>, perchè sono comunque quantità ridotte rispetto ad esempio ai <strong>cereali integrali</strong>. Allo stesso tempo gli zuccheri integrali sono caratterizzanti sul sapore finale, in altre parole oltre ad aumentare la dolcezza <strong>modificano il gusto</strong>.</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><strong>Fonte immagini. </strong>www.tibiona.it , http://utenti.multimania.it/piantetropicali/ , http://www.nevblog.com/indian-micro-businesses/ , http://italian.alibaba.com/product-gs/sharp-sugar-cane-machete-361662329.html , http://www.voyagesphotosmanu.com/economia_messicana.html</span></li>
</ul>
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		<title>L&#8217;abbaglio dei latticini</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 12:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Purtroppo ancora molte persone sono convinte che i latticini siano una panacea per il calcio ma anche per le vitamine liposolubili e le proteine nobili, ma per quanto sia vero in parte, certamente non è vero al punto che ci vengono propinati.
In sostanza le affermazioni dei promotori dei latticini, sono piuttosto ottimistiche e, infatti, analizzandone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo ancora molte persone sono convinte che i latticini siano una <strong>panacea per il calcio</strong> ma anche per le vitamine liposolubili e le proteine nobili, ma per quanto sia vero in parte, certamente non è vero al punto che ci vengono propinati.<br />
In sostanza le affermazioni dei promotori dei latticini, sono piuttosto ottimistiche e, infatti, analizzandone le caratteristiche intrinseche degli stessi, si scopre come in realtà i benefici derivatia dal suo consumo, specialmente massimizzato come siamo abituati, determina<strong> più avversità che benefici </strong>(ma siamo sinceri: come d&#8217;altra parte è valido per qualunque alimento consumato in quantità eccessiva).</p>
<p>Ad esempio gli stessi animali che necessitano di calcio come noi, non lo cercano nel latte di altre specie, ma <strong>lo attingo dai vegetali</strong>, come possiamo fare benissimo noi.<br />
Con questo non voglio dire che i latticini non siano ricchi di calcio e non possono essere un fonte possibile, per carità, lo sono, ma quello che bisogna sapere è il fatto che non importa solo la quantità dello stesso, ma anche la sua <strong>biodisponibilità </strong>(quando effettivamente ne assorbiamo).<br />
La biodisponibilità del calcio dipende infatti da diversi fattori e difficilmente supera il <strong>62%</strong> (salvo rarissimi casi) e gli alimenti in ordine di maggiore biodisponibilità non sono infatti i latticini ma bensì i <strong>broccoli (61,3%)</strong>, il cavolo riccio (58,8%), il cavolo (52,7%); mentre i latticini si attestano un misero 32,1% (media).<br />
Ciò che determina la biodisponibilità del calcio è infatti legata a molti fattori differenti</p>
<ul>
<li> <em><strong>Dalla proporzione con il fosforo.</strong></em></li>
<li><em><strong> Dalla presenza di proteine ricche di amminoacidi solforati.<br />
</strong></em></li>
<li><em><strong> Dal contenuto di vitamina D (in realtà un ormone).</strong></em></li>
<li><em><strong> Dall&#8217;esposizione ai raggi UVB (quando stiamo al sole).</strong></em></li>
<li><em><strong> Dall’acido fitico (presente nei cereali e nei legumi).</strong></em></li>
<li><em><strong> Dall’acido ossalico (presente nel té, cacao, spinaci e soia).</strong></em></li>
<li><em><strong> Dall’acido fosforico (presente in molte bevande).</strong></em></li>
</ul>
<p><span id="more-2490"></span><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/MuccaPazza.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2503" title="MuccaPazza" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/MuccaPazza.jpg" alt="" width="400" height="515" /></a><br />
C&#8217;è da dire che in effetti il contenuto di calcio nel latte vaccino è veramente elevato, ben 4 volte in più rispetto a quello materno (1170mg/L mucca e 340mg/L umano), ma l&#8217;importantissimo <strong>rapporto calcio / fosforo</strong>* che è uno dei maggiori responsabili della biodisponibilità, dovrebbe essere idealmente 2 ad 1 per il calcio (secondo il Dott. Frank Oski, primario del reparto di pediatria all&#8217;Upstate Medical Center, della State University of New York), mentre in quello di vacca si attesta su un misero 1,30 / 1, quando quello umano è invece un ottimo 2,4 / 1.<br />
Inoltre il latte (ma anche le proteine animali in genere), essendo ricco di <strong>amminoacidi solforati</strong>, richiede una determinata quantità di calcio per neutralizzare l&#8217;acidificazione indotta al nostro organismo.<br />
Ovvero una parte del calcio che assorbiamo va a neutralizzare l&#8217;acidità prodotta dall&#8217;acido solforico, che è la scoria della metabolizzazione delle sue proteine: diversamente passando per le delicate mucose delle vie urinarie le danneggerebbero (<strong>calciuria</strong>). Pertanto, contrariamente da quello che crediamo, il calcio viene destinato anche a questa funzione e non totalmente alle ossa come vorremo che fosse (ma anche ai denti e a tutte le funzione a cui è destinato). Ci sono poi casi in cui il calcio introdotto non è sufficiente ad alimentare questo sistema tampone e il corpo <strong>saccheggia le ossa e i denti</strong>, attingendo quello che gli serve (questo caso è però più frequente quando consumiamo carne rossa in eccesso, più che il latte).<br />
In sostanza possiamo introdurre tutto il calcio che vogliamo ma finchè le condizioni per renderlo biodisponibile sono avverse, non avremo il beneficio che certamente ci aspettiamo.<br />
Sembra paradossale ma pensate che <strong>nei paesi civilizzati dove vi è un maggior consumo di latticini c&#8217;è la più ampia diffusione di osteoporosi: </strong>ma allo stesso tempo è bene non farsi nemmeno abbagliare tanto da questa affermazione, visto che i censimenti nei luoghi dove se ne consuma meno (Africa in primis), sono poco attendibili ed è pertanto difficile fare un <strong>paragone serio</strong>.<br />
In conclusione questo articolo non è un crociata contro il latte, ma vuole solo aumentare la consapevolezza sulle aspettative che si hanno su di esso e sui reali benefici. Allo stesso tempo e bene non dimenticarsi che la produzione di latte implica delle<strong> sofferenze all&#8217;animale</strong> che, se dovessimo immedesimarsi, probabilmente non vedremo più i latticini allo stesso modo !</p>
<p><strong>N.b. </strong>Il latte lo trovi anche in una vastissima gamma di additivi chimici: dal E325 al E329.</p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><em>*<strong>Il fosforo ha la capacità di legarsi nel tratto digerente dell&#8217;uomo con il calcio e impedirne l&#8217;assorbimento.</strong><span style="text-decoration: underline;"><strong></strong></span></em></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Riferimenti bibliografici.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: x-small;">-Prentice A. Diet, nutrition and the prevention of osteoporosis., 2004 Feb;7(1A):227-43.<br />
-Hegsted M, Schuette SA, Zemel MB, Linkswiler HM Urinary calcium and calcium balance in young men as affected by level of protein and phosphorus intake, J Nutr 1981 Mar;111(3):553-62.<br />
-Zemel MB, Schuette SA, Hegsted M, Linkswiler HM Role of the sulfur-containing amino acids in protein-induced hypercalciuria in men, J Nutr 1981 Mar;111(3):545-52.<br />
-Hegsted DM. Fractures, calcium, and the modern diet, Am J Clin Nutr. 2001 Nov;74(5):571-3<br />
-Frassetto LA, Todd KM, Morris RC Jr, Sebastian A. Worldwide incidence of hip fracture in elderly women: relation to consumption of animal and vegetable foods, 2000 Oct;55(10):M585-92.<br />
-Prentice A. Diet, nutrition and the prevention of osteoporosis., 2004 Feb;7(1A):227-43.<br />
<span style="font-size: xx-small;"><strong>Fonte immagine.</strong> </span></span><span style="font-size: xx-small;">http://www.iserniaoggi.net/archivio_news/2011/mucca-nel-burrone-nellisernino,-vigili-del-fuoco-allopera_483.php</span></p>
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		<title>Un ottima birra !</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 07:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[birra buonissima]]></category>
		<category><![CDATA[birra di qualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi vi presento la Niibus, la birra artigianale ideata del grande Lelio Bottero e prodotta da sua figlia Paola Bottero titolare del Giratempopub.
Niibus è una birra caratterizzata da una ricetta nuova ed originale, che vede i lieviti tradizionali da birra iniziare la fermentazione, per poi lasciare il posto ai lieviti autoctoni del Moscato.
Il risultato è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/scontron-trasp1024x7682.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2480" title="scontron-trasp1024x768" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/scontron-trasp1024x7682.png" alt="" width="86" height="300" /></a>Oggi vi presento la <a href="http://www.tibiona.it/shop/product_info.php?products_id=2285">Niibus</a>, la birra artigianale ideata del grande <a href="http://www.leliobottero.it/" target="_blank">Lelio Bottero</a> e prodotta da sua figlia Paola Bottero titolare del <a href="http://www.giratempopub.it/" target="_blank"><strong>Giratempopub</strong></a>.<br />
Niibus è una birra caratterizzata da una ricetta nuova ed originale, che vede i lieviti tradizionali da birra iniziare la fermentazione, per poi lasciare il posto ai <strong>lieviti autoctoni del Moscato</strong>.<br />
Il risultato è gradevole ed equilibrato con profumi agrumati ed una “pesca” in bella evidenza. In bocca è piena, vera, con un corpo bilanciato ed in grado di abbinarsi egregiamente a primi piatti, pesce e secondi anche speziati. La delicata nota acidula riesce nell’impresa di lasciare un finale pulito e secco con un amaro volutamente contenuto. In etichetta viene riportato “<strong>stile italiano</strong>” in quanto vuole distinguersi dalle grandi birre di scuola belga, tedesca o inglese, per essere un’ espressione dei gusti, dei sapori e delle emozioni della sua terra d’origine.<br />
Una terra, tra le Alpi e le Langhe che da 150anni rappresenta un patrimonio, uno stile…</p>
<p><strong>Grado Alcoolico.</strong> 6,6%</p>
<p><strong>Ingredienti.</strong> Acqua, malto d&#8217;orzo, mosto d&#8217;uva, luppolo, zucchero semolato, lievito.<br />
<strong>P.s.</strong> <a href="http://www.tibiona.it/shop/product_info.php?products_id=2285">Ovviamente la birra la trovate su Tibiona.it <img src='http://fysis.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </a></p>
<p>Infine, perchè non provate a far visita al Giratempopub ? si tratta di una birreria <strong>nei pressi di Cuneo</strong> davvero eccezionale,  a partire dall&#8217;allestimento che riprendere le caratteristiche di una <strong>grotta</strong> ! con tanto di pitture sui muri, elfi e addirittura un vero <strong>albero al centro del locale</strong> !<br />
<span id="more-2466"></span><br />
Presso il Giratempopub è possibile inoltre degustare fantastici panini, bruschette e birre provvenienti da diverse parti dell&#8217;Italia e del mondo. Cosa dire poi dei<strong> concerti live</strong> del giovedì sera ? a quelli non si può proprio mancare&#8230;</p>
<p><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/giratempo151.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2481" title="giratempo15" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/giratempo151.jpg" alt="" width="500" height="335" /></a><span style="text-decoration: underline;"><strong>Giratempopub </strong></span><br />
via Mondovì, 42 &#8211; Sant. Albano Stura (CN)</p>
<ul>
<li><strong>Tel.</strong> 0172.67568</li>
<li><strong>Orario.</strong> Dalle 18 all&#8217;una.</li>
<li><strong>Giorno di chiusura.</strong> Martedì.</li>
</ul>
<p><iframe width="500" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=giratempo+pub+sant'albano+stura&amp;aq=&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=17.115281,38.935547&amp;ie=UTF8&amp;hq=giratempo+pub+sant'albano+stura&amp;hnear=&amp;t=h&amp;cid=3482194997464614974&amp;ll=44.496505,7.734375&amp;spn=10.970396,21.972656&amp;z=5&amp;iwloc=A&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=giratempo+pub+sant'albano+stura&amp;aq=&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=17.115281,38.935547&amp;ie=UTF8&amp;hq=giratempo+pub+sant'albano+stura&amp;hnear=&amp;t=h&amp;cid=3482194997464614974&amp;ll=44.496505,7.734375&amp;spn=10.970396,21.972656&amp;z=5&amp;iwloc=A" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
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		<title>Mopur &#8211; La carne Vegetale</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 08:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Parlando di alternative alla carne si pensa subito al tofu, al seitan, al tempeh, nonostante da alcuni anni ci sono delle alternative qualitativamente migliori come ad esempio il Muscolo di Grano oppure il Mopur. Quest&#8217;ultimo in particolare è una validissima alternativa vegetale alla carne, ottenuta dalla lavorazione del frumento, dei ceci e dell&#8217;olio vegetale (compreso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/filetto-mopur-bio.jpg"><img class="size-full wp-image-1849  aligncenter" title="filetto mopur bio" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/filetto-mopur-bio.jpg" alt="" width="403" height="500" /></a><span id="more-1848"></span></p>
<p>Parlando di alternative alla carne si pensa subito al tofu, al seitan, al tempeh, nonostante da alcuni anni ci sono delle <strong>alternative qualitativamente migliori</strong> come ad esempio il <a href="http://www.tibiona.it/shop/advanced_search_result.php?keywords=&amp;x=40&amp;y=20&amp;categories_id=&amp;inc_subcat=1&amp;manufacturers_id=120&amp;pfrom=&amp;pto=" target="_blank">Muscolo di Grano</a> oppure il Mopur. Quest&#8217;ultimo in particolare è una validissima alternativa vegetale alla carne, ottenuta dalla lavorazione del frumento, dei ceci e dell&#8217;olio vegetale (compreso l&#8217;<strong>olio d&#8217;oliva extravergine</strong>); il tutto fermentato con lievito naturale (processo che migliora il sapore, la conservazione e la <strong>digeribilità</strong>)<br />
L&#8217;esclusivo metodo di produzione (brevettato nei maggiori paesi del mondo.) conferisce a Mopur una struttura &#8220;microfibrillare&#8221; (non amorfa come accade nel comune seitan), pertanto si presenta simile alla carne e assolutamente<strong> non gommoso</strong>.<br />
Mopur è disponibile in moltissime forme diverse: spezzatino, filetto, arrosto, salsiccia, burger, macinato, fino alla magnifica variante stagionata, tipo <strong>bresaola</strong>, che molti faticano a distinguere da quella animale !<br />
<em><strong>Valori nutrizionali ?  (Medi per 100g di prodotto)</strong></em></p>
<ul>
<li>Valore Energetico (Kcal):     250</li>
<li>Proteine (g):     28</li>
<li>Carboidrati (g):     N.d</li>
<li>di cui Zuccheri (g):     1,3</li>
<li>Grassi (g):     7</li>
<li>di cui Saturi (g):     3,7</li>
<li>di cui Monoisaturi (g):     2,6</li>
<li>di cui Polinsaturi (g):     0,7</li>
<li>Colesterolo (g):     0</li>
<li>Fibre (g):     0,2</li>
<li>Sodio (g):     0,6</li>
<li>Potassio (mg):     148</li>
</ul>
<p><strong><em>Se vuoi approfondire le peculiarità di questo alimento, clicca <a href="http://www.tibiona.it/shop/files/mopur.pdf" target="_blank">qui</a>.<br />
Se vuoi acquistarlo,<a href="http://www.tibiona.it/shop/advanced_search_result.php?keywords=&amp;x=26&amp;y=8&amp;categories_id=&amp;inc_subcat=1&amp;manufacturers_id=125&amp;pfrom=&amp;pto=" target="_blank"> clicca qui.</a></em></strong></p>
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		<title>Le mezze verità e il trucco del &#8220;fino a&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rispetto agli anni passati, fortunatamente, è raro che vi siano prodotti in commercio che promettono risultati non veritieri. Tutto ciò che non dimostra la sua efficacia viene prima o dopo ritirato dal mercato. C&#8217;è però un&#8217;altra forma, più sottile, di fare promesse difficilmente realizzabili. Una di queste è quella di propinare un prodotto efficacissimo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto agli anni passati, fortunatamente, è raro che vi siano prodotti in commercio che promettono risultati non veritieri. Tutto ciò che non dimostra la sua efficacia viene prima o dopo ritirato dal mercato. C&#8217;è però un&#8217;altra forma, più sottile, di fare <strong>promesse difficilmente realizzabili</strong>. Una di queste è quella di propinare un prodotto efficacissimo per un determinato problema, salvo che l&#8217;efficacia è valida esclusivamente per una ristretta cerchia di persone (spesso nemmeno coloro che comprano abitualmente tale prodotto). Se per esempio sulla confezione di un prodotto dimagrante c&#8217;è scritto che fa risparmiare <strong>fino a</strong> 500kcal al giorno,  pur essendo certamente vero, magari è valido esclusivamente per coloro che consumano <strong>5000kcal/die</strong>.  Certo che queste persone esistono, uno potrebbe essere Michael Phelps (pare <strong>12.000 al giorno</strong>), però la maggior parte di coloro che comprano tale prodotto non hanno il metabolismo di Michael. Altri esempi sono quelle diete che eliminano completamente i carboidrati e promettono considerevoli perdite di peso, quando in realtà, con questo tipo di diete si perde tanta acqua, tanti muscoli e un pochino di grasso.<span id="more-1677"></span><br />
<strong>Non credete di perdere 2kg/3Kg di grasso in una settimana</strong>, è un raggiro per la maggior parte delle persone, ad esempio 2kg di grasso corrispondono a circa 15.000kcal (sarebbero 18.000 ma una parte è acqua legata), ovvero <strong>2143kcal al giorno</strong> di deficit ! Come è possibile ciò, quando i fabbisogni medi si aggirano intorno a 2000kcal ?<br />
Provate a fare una ricerca su internet con queste chiavi &#8220;<strong>fino a  euro</strong>&#8220;, &#8220;<strong>fino a calorie</strong>&#8220;, &#8220;<strong>fino a 3kg in una settimana</strong>&#8220;, scoprirete cose  davvero strane&#8230;</p>
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		<title>Il vero caglio vegetale: Kinara</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 15:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
La produzione del formaggio richiede, come risaputo, l&#8217;ausilio del caglio, ovvero quella sostanza che determina la coaugulazione delle proteine contenute nel latte.
Il caglio è una soluzione composta da enzimi proteolitici, dove il più importante è la chimosina; può avere differenti derivazioni: dallo stomaco degli animali (vitellini e agnellini solitamente) oppure da microbi / muffe modificate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/logo-kinaratrasp2.png"><img class="size-full wp-image-1665 aligncenter" title="logo-kinaratrasp" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/logo-kinaratrasp2.png" alt="" width="400" height="253" /></a></p>
<p>La produzione del formaggio richiede, come risaputo, l&#8217;ausilio del caglio, ovvero quella sostanza che determina la coaugulazione delle proteine contenute nel latte.<br />
Il caglio è una soluzione composta da<strong> </strong>enzimi proteolitici, dove il più importante è la <strong>chimosina</strong>; può avere differenti derivazioni: dallo <strong>stomaco degli animali</strong> (vitellini e agnellini solitamente) oppure da <strong>microbi / muffe</strong> <strong>modificate geneticamente.</strong><br />
La provenienza del caglio è spesso all&#8217;oscuro dei consumatori, in quanto non è obbligatorio per legge indicarlo sull&#8217;etichetta mentre se viene indicato <strong>&#8220;caglio vegetale&#8221;</strong>, il più delle volte significa che deriva dai microbi e dalle muffe geneticamente modificate.<br />
Da un pò di tempo esiste però un vero caglio di origine vegetale, ovvero una sostanza estratta da alcuni fiori che crescono esclusivamente in montagna, tra quest&#8217;ultimi il più adatto è la <strong>Cynara Cardunculus</strong> da cui si ottiene <strong>Kinara</strong>, l&#8217;autentico caglio vegetale.<br />
Finalmente, grazie all&#8217;utilizzo del caglio Kinara, è possibile ottenere formaggi adatti a coloro che si alimentano in modo <strong>vegetariano</strong>.<br />
Un vasto assortimento di formaggi prodotti con questo caglio vegetale sono quelli del caseificio Fiandino <a href="http://www.fattoriefiandino.it/" target="_blank">http://www.fattoriefiandino.it/</a></p>
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		<title>La farina bona</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 16:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ricette dolci]]></category>
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		<description><![CDATA[Si tratta di una specialità della valle Onsernone nel Ticino (Svizzera), si ottiene dalla macinazione a pietra del mais precedentemente tostato. Un tempo si consumava mescolata all&#8217;acqua (o latte) e mirtilli. Non è chiaro quale tipologia di mais veniva originariamente utilizzato ma ora viene esclusivamente impiegato il mais Ticino, una varietà autoctona con una attitudine alla preparazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Si tratta di una specialità della <strong>valle Onsernone</strong> nel Ticino (Svizzera), si ottiene dalla macinazione a pietra del mais precedentemente <strong>tostato</strong>. Un tempo si consumava mescolata all&#8217;acqua (o latte) e mirtilli. Non è chiaro quale tipologia di mais veniva originariamente utilizzato ma ora viene esclusivamente impiegato il <strong>mais Ticino</strong>, una varietà <a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/farina-bona-250g.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1580" title="farina bona 250g" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/farina-bona-250g-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" /></a>autoctona con una attitudine alla preparazione di questa farina davvero unica.</div>
<div id="_mcePaste">La lavorazione del mais è affidata al <strong>mulino di Loco</strong>, una antico mulino a macine in pietra ripristinato dal Museo Onsernonese, appositamente per la lavorazione di questo mais.</div>
<div id="_mcePaste"><em><strong>Come si utilizza ?</strong></em></div>
<div id="_mcePaste">Ottima per la preparazione di <strong>dolci, creme e gelati</strong>.<br />
<span id="more-1578"></span><br />
Eccone un esempio.</p>
<div id="_mcePaste" style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Torta di “Redde”</span></strong></div>
<div id="_mcePaste"><em><strong>Ingredienti.</strong></em></div>
<div id="_mcePaste"><strong>per la pasta:</strong><br />
<a href="http://www.tibiona.it/shop/product_info.php?products_id=1811" target="_blank"> 150 g farina bóna</a>, <a href="http://www.tibiona.it/shop/tibiona-index-n-Farina_di_Grano_Tenero-cP-24_32.html" target="_blank">150 g farina di frumento</a>, 60 g <a href="http://www.tibiona.it/shop/advanced_search_result.php?keywords=zucchero&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">zucchero grezzo di canna</a>, 1 uovo biologico, 3 cucchiai d’acqua, 125 g <a href="http://www.tibiona.it/shop/index.php?cPath=76_103" target="_blank">burrolì o margarina vegetale non idrogenata</a>, <a href="http://www.tibiona.it/shop/index.php?cPath=53_123" target="_blank">2 cucchiaini lievito per dolci naturale.</a></div>
<div id="_mcePaste"><strong>per il ripieno:</strong></div>
<div id="_mcePaste">4 grosse pere (abate) mature, 1 cucchiaio di<a href="http://www.tibiona.it/shop/advanced_search_result.php?keywords=zucchero&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank"> zucchero grezzo di canna</a>, 2 cucchiai di <a href="http://www.tibiona.it/shop/advanced_search_result.php?keywords=mandorle+sgu&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">mandorle</a>, 2 cucchiai di <a href="http://www.tibiona.it/shop/advanced_search_result.php?keywords=cioccolato&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">cioccolato amaro</a> a cubetti.</div>
<div id="_mcePaste"><em><strong>Procedimento.</strong></em></div>
<div id="_mcePaste">Cuocere le pere a pezzetti con lo zucchero (senza che si &#8220;sfaldino&#8221;). Lasciar raffreddare e aggiungere le mandorle e il cioccolato. Mettere le due farine e il lievito mischiati sulla spianatoia; aggiungere al centro l’acqua, l’uovo e lo zucchero e attorno il burrolì freddo a pezzetti. Impastare il tutto. Con le mani spianare ¾ della pasta in una tortiera di 24 cm di diametro foderata di carta da cottura formando un piccolo bordo. Mettere il ripieno e livellare. Con la pasta rimasta formare delle palline e disporle sopra il ripieno premendole un po’. Cuocere a 180°C per 45 minuti.</p>
<p>Buon appetito.</p>
</div>
</div>
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		<title>La pappa reale</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 05:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[proprietà pappa reale]]></category>
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		<description><![CDATA[Si tratta di una sostanza bianco-giallognola prodotta dalle ghiandole ipofaringee delle api nutrici dal terzo al nono giorno di vita, ha la funzione di nutrire le larve fino a 2 giorni di età e l’ape regina per tutta la sua esistenza. Si trova liofilizzata (dura anche 3 anni) o fresca, meglio ovviamente la seconda nutrizionalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di una sostanza bianco-giallognola prodotta dalle ghiandole ipofaringee delle api nutrici dal terzo al nono giorno di vita, ha la funzione di nutrire le larve fino a 2 giorni di età e l’<strong>ape regina</strong> per tutta la sua esistenza. Si trova liofilizzata (dura anche 3 anni) o fresca, meglio ovviamente la seconda nutrizionalmente più ricca.</p>
<p><strong><em><a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/pappa-reale-fresca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1540" title="pappa reale fresca" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/pappa-reale-fresca-227x300.jpg" alt="" width="227" height="300" /></a>Caratteristiche ?</em></strong></p>
<p>Innanzitutto non va utilizzata aspettandosi benefici straordinari: <strong>può aiutare ma</strong> <strong>non fare miracoli !</strong><br />
In ogni caso ha proprietà toniche nei confronti di persone con stati debilitativi, e per chi pratica sport per migliorare il recupero ed inibire gli effetti dei radicali liberi. Contiene una buona percentuale di acqua (in media dal 65% al 70%), sali minerali (potassio, <strong>ferro</strong>,<strong> calcio</strong>, fosforo, zolfo, silicio e rame), vit. A, <strong>E</strong>, del gruppo B (in particolare la B5 in quantità elevatissime), ormoni, acetilcolina (neuro-stimolatore),<strong> sostanze antibiotiche</strong>, polline e acido folico.</p>
<p><em><strong>N.b.</strong></em> I taluni soggetti può determinare delle allergia alla stessa, di conseguenza è bene assicurarsi della compatibilità e comunque consultarsi con un medico prima di utilizzarla.</p>
<p><strong><em>Valori Nutrizionali Medi per 100g di Prodotto<br />
</em></strong>Kcal 165 Proteine (g) 15,5 Carboidrati (g) 14,5 Grassi (g) 5</p>
<p><strong>Se desideri acquistarla <a href="http://www.tibiona.it/shop/tibiona-product_info-n-Pappa_Reale_Fresca_10g-pId-927.html" target="_blank">clicca qui.</a></strong></p>
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		<title>Irrancidimento ossidativo dei grassi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimenti]]></category>
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		<category><![CDATA[grassi proprietà]]></category>
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		<description><![CDATA[Esistono sostanzialmente tre tipologie di grassi: quelli monoinsaturi, polinsaturi e saturi, per i primi due è fondamentale prestare la massima attenzione in termini di conservazione in quanto sono facilmente ossidabili dal calore e dalla luce, mentre quelli saturi presentano una tolleranza maggiore. L&#8217;ossidazione dei grassi è dovuta all&#8217;assorbimento dell&#8217;ossigeno da parte degli acidi grassi insaturi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono sostanzialmente tre tipologie di grassi: quelli <strong>monoinsaturi, polinsaturi </strong>e<strong> saturi</strong>, per i primi due è fondamentale prestare la massima attenzione in termini di conservazione in quanto sono facilmente ossidabili dal <a href="http://fysis.it/wp-content/uploads/burro-di-cacao.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="burro di cacao" src="http://fysis.it/wp-content/uploads/burro-di-cacao-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a>calore e dalla luce, mentre quelli saturi presentano una tolleranza maggiore. L&#8217;ossidazione dei grassi è dovuta all&#8217;assorbimento dell&#8217;ossigeno da parte degli acidi grassi insaturi, da quelli liberi e da quelli sottoforma di trigliceridi. Altri fattori che determinano un&#8217;acceleramento dell&#8217;ossidazione sono i metalli come il ferro, il rame, il cobalto, il nichel, nonché i periossidi, l&#8217;enzima lipposidasi e la clorofilla. Anche i grassi carenti o privati di <strong>vitamina E</strong> sono più soggetti a questo tipo di trasformazione (la privazione della vitamina E dipende principalmente da un processo industriale chiamato <strong>rettifica</strong>).<strong> </strong><br />
Il processo di deperimento dei grassi prende il nome di <strong>irrancidimento ossidativo</strong> e consiste in un processo chimico riduttivo, indotto dalla separazione di un atomo di idrogeno dalla catena di un acido grasso, e la successiva formazione di un radicale libero.<br />
L&#8217;irrancidimento ossidativo determina la formazione di numerosi composti secondari come ad esempio: <strong>idrocarburi, esteri, aldeidi, chetoni, alcoli, acidi</strong> che sono poi le sostanze che conferiscono il tipico odore e gusto rancido.</p>
<p>Tra i grassi più <strong>stabili</strong> ci sono senz&#8217;altro quelli saturi (grassi animali, cocco, palma&#8230;) che sono pressochè inerti fino ad oltre<strong> 60°, </strong>mentre i polinsaturi (lino, mais, girasole&#8230;) sono invece più soggetti al deperimento, che può avvenire anche a temperature  inferiori a <strong>0 gradi</strong>. Infine i monoinsaturi (oliva, arachide&#8230;) sono quelli che si <strong>ossidano con più facilità</strong>, ma conservano tuttavia una discreta stabilità.</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Quando abbiamo parlato di grassi insaturi, soprattutto polinsaturi, abbiamo sottolineato la necessità di conservarli in modo opportuno. Per alcuni tipi, abbiamo addirittura consigliato la conservazione in frigorifero: questi provvedimenti sono necessari per limitare l&#8217;irrancidimento ossidativo.<br />
Questa trasformazione a carico dei lipidi è la più importante, ed è causata dall&#8217;assorbimento di ossigeno da parte degli acidi grassi insaturi, liberi o sottoforma di trigliceridi. La reazione è favorita dalla luce, dal calore, da tracce di metalli come ferro, rame, cobalto, nichel, da perossidi e dalla presenza di un enzima, la lipossodasi.<br />
I grassi che hanno subito rettifica, con conseguente perdita di vitamina E, sono più soggetti a questo tipo di trasformazione.<br />
L&#8217;irrancidimento ossidativo consiste in una serie di reazioni a catena, scatenate dal distacco di un atomo di idrogeno dalla catena di un acido grasso, e la conseguente formazione di un radicale libero. Questa reazione di autossidazione è tanto più prolungata quanto più ossigeno è disponibile.<br />
L&#8217;irrancidimento ossidativo produce una varietà di composti, detti prodotti secondari: idrocarburi, esteri, aldeidi, chetoni, alcoli, acidi, polimeri, ecc., che sono responsabili dell&#8217;odore di rancido degli alimenti grassi ossidati.<br />
Gli antiossidanti naturalmente presenti negli alimenti grassi (soprattutto la vitamina E), prevengono la reazione a catena.<br />
La presenza di attivatori, come la clorofilla (spesso presente nell&#8217;olio di oliva), accelera la velocità del processo.<br />
I grassi saturi sono molto più stabili degli insaturi, e infatti sono interessati da questo fenomeno solo oltre i 60 gradi.<br />
I monoinsaturi vengono ossidati più facilmente, ma conservano comunque una discreta stabilità.<br />
I polinsaturi sono i più soggetti a irrancidimento, che avviene anche a temperature inferiori a 0 gradi. I prodotti surgelati contenenti grassi polinsaturi, infatti, hanno una durata molto inferiore rispetto agli altri.<br />
È quindi opportuno seguire alcuni accorgimenti nei confronti degli alimenti grassi ad alto tenore di polinsaturi, l&#8217;esempio classico riguarda gli oli di semi (girasole, lino, mais, ovviamente spremuti meccanicamente e non raffinati ecc.):</p>
<p>- evitare l&#8217;esposizione alla luce, conservando l&#8217;alimento in contenitori opachi;<br />
- evitare l&#8217;esposizione al calore, conservando l&#8217;alimento in luogo fresco, possibilmente in frigorifero, e non superare la temperatura di 100 gradi durante la cottura, per il più breve tempo possibile;<br />
- evitare l&#8217;esposizione all&#8217;aria, conservando l&#8217;alimento in contenitori piccoli e ben sigillati;<br />
- durante l&#8217;utilizzo, ridurre al minimo l&#8217;esposizione agli agenti alteranti: tenere la confezione aperta solo per il tempo necessario, riporre subito il contenitore al fresco, evitare il contatto con metalli, evitare di contaminare l&#8217;alimento con sporcizia, acqua o altri alimenti, ma utilizzare sempre utensili puliti e possibilmente non metallici.</p>
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