I trucchi per migliorare le farine (aggiornamento)
Mag 13th, 2010 by Aldo
Escludendo le farine senza glutine (riso, mais, orzo, avena…), le quali sono esclusivamente panificabili con l’ausilio di ingredienti con capacità strutturali (farina di guar / uova) o in promiscuità con farina ricca di glutine. In questo capitolo ci concentriamo in particolar modo sulle farine di farro, di Kamut® e di frumento debole (farine economiche o per biscotti) che generano un’ impasto poco panificabile (glutine corto e poco tenace) ma in grado di migliorare notevolmente sfruttando uno o più metodi di seguito illustrati.
Autolisi. Si tratta di un procedimento molto semplice in grado di migliorare l’estensibilità e di diminuire i tempi di impasto: utile per evitare il collasso del glutine, visto che in queste farine è molto debole.
Tempo di impasto. Farine di forza e di media forza (250, 300, 400 di W) hanno una stabilità di 8-10-15 e 18 minuti circa. Cioè il glutine sostiene le sollecitazioni meccaniche per quel determinato tempo, dopo di chè collassa e perde la capacità di trattenere l’anidride carbonica, durante la fermentazione.
Le farine poco panificabili hanno invece una stabilità di 3-4 minuti, motivo per il quale l’autolisi è un ottima soluzione per favorire la formazione del glutine, senza farlo collassare. Tuttavia il tempo di impasto è influenzato anche dalla consistenza dell’impasto: se è più morbido richiede un tempo maggiore mentre se è più consistente richiede un tempo minore (subisce una sollecitazione meccanica maggiore).
Tipo di impasto. L’impasto con metodo manuale (o con la “forcella”) è la soluzione che “scalda” meno e favorisce una buona ossigenazione dell’impasto: la presenza elevata di questo elemento migliora la “forza” del glutine (trasforma i gruppi tioloci in disolfurici).
Anche la setacciatura della farina sul piano di lavoro è un metodo che ossigena la farina (oltre ad elimirare eventuali grumi).
Destrosio. Si tratta di uno zucchero semplice praticamente identico al glucosio che favorisce un’alta produzione di anidride carbonica. Di conseguenza, se viene impiegato negli impasti con una maglia glutinica debole, l’alta produzione di Co2 riesce a compensare la “mancata” tenuta.
Si usa allo 0,5% in relazione alla farina utilizzata nella ricetta. Anche il miele può svolgere un effetto simile ma deve essere un miele molto cristallizzato come quello di colza e va usato al 1% /1,5%.
Lievito madre. Gli acidi che si formano con la lievitazione naturale (lattico, acetico, butirrico ecc. ecc.) migliorano notevolmente le caratteristiche tecniche della farina, specialmente l’acido lattico. Per prima cosa ostacolano l’attività delle amilasi che, specialmente nelle lunghe lievitazioni, tendono ad esaurire gli zuccheri semplici e a rendere l’impasto umido e colloso. Inoltre, inibiscono l’attività delle proteasi che diminuiscono la “forza” del glutine (già di per se debole). I medesimi benefici si ottengono anche con tutti i metodi indiretti conosciuti (biga, poolish…) e, seppur marginalmente, con la pasta acida essiccata.
Sale. L’impiego ponderato del sale, come abbiamo visto nel capitolo precedente su questo ingrediente, favorisce lo sviluppo dei prodotti da forno lievitati biologicamente. Ma ciò che conta veramente, ed è utile a rinforzare le farine deboli, è il suo impiego immediato con gli altri ingredienti (sciolto in acqua).
Farina di fave. Rafforza il glutine aumentando il W, la stabilità e l’assorbimento. La percentuale di impiego suggerita è l’1%, in relazione alla farina utilizzata.
Favoriscono i medesimi benefici anche le farina di leguminose in genere (lupino, lenticchie, soia, ceci, piselli) ma in maniera più blanda.
Lecitine. Aumentano la conservazione, migliorano la crosta e rendono omogenea mollica; agiscono in particolar modo sul P/L: aumentando l’estensibilità (L) e diminuendo la tenacità (P), in particolar modo se la ricetta prevede una quantità di grassi piuttosto elevata. Meglio, come tutti i coadiuvanti suggeriti, l’impiego degli alimenti naturalmente ricchi di questa sostanza (farina di soia, “latte” di soia, tuorlo d’uovo, farina di legumi in genere). In ogni caso, se si sceglie di utilizzare la lecitina di soia pura, la sua dose di impiego oscilla tra lo 0,2% e il 2% in relazione alla farina impiegata ma la quantità più usuale è il 1,5% perchè solitamente superata tale soglia si comincia ad avere un indebolimento della maglia glutinica fino al suo sfaldamento.
Dato che non si riesce ad emulsionarle efficacemente all’impasto (rimangono goccioline bianche piuttosto visibili) vengono vendute emulsionate ai grassi in polvere. Gli emulsionanti sono caratterizzati da una parte lipofilica (lega i grassi) e idrofilica (lega l’acqua).
Acqua Fredda. Un altro sistema per migliorare l’estensibilità delle farine è utilizzare acqua fredda.
Germe di grano. Oltre ad essere un ingrediente a elevato profilo nutrizionale: è ricchissimo di vitamine, sali minerali e grassi nobili. Contiene molta lecitina, un fosfolipide migliora l’estensibilità dell’impasto.
La percentuale di utilizzo è in funzione del prodotto che si vuole ottenere ma tuttavia indicativamente si usa dal 5 al 10%.
Malto. Conferisce enzimi (alfa / beta amilasi) e zuccheri semplici (maltosio e destrine). I primi migliorano la saccarificazione dell’amido, mentre i secondi aumentano la vitalità dei lieviti. A livello tecnico, il malto è particolarmente indicato per sostenere le lunghe lievitazioni (dove gli zuccheri semplici vengono esauriti), migliorare l’estensibilità e diminuire la tenacità del glutine. Non va utilizzato con farine dotate di un elevato indice di caduta (falling number), salvo che il malto non abbia un potere diastasico nullo.
Tasso di abburattamento. Le farine che hanno subito una raffinazione minore e di conseguenza contengono ancora alcuni frammenti di crusca, sono in grado di assorbire più acqua (la fibra riesce a trattenere liquidi per l’800% del suo peso). Inoltre, le parti esterne del chicco (quelle che solitamente vengono allontanate con la raffinazione), contengono molte vitamine (in particolare quelle del gruppo B) che migliorano l’attività dei lieviti.
Folding. Rafforza la maglia glutinica grazie alla sovrapposizione degli strati di impasto.
Glutine essiccato. Aumenta principalmente il W e il P/L.
Indicativamente, ogni 1% di glutine essiccato aggiunto alla farina, aumenta di 20 il W e di 0,05 il P/L.
Maturazione. Come abbiamo visto nel capitolo precedente, le farine che generano glutine, con la maturazione, aumentano la tenacità, l’assorbimento e la stabilità. Ricordiamo che la maturazione dovrebbe essere circa tre settimane.
Buona giornata
Aldo Bongiovanni


Caro Aldo,
ti scrivo dopo averti conosciuto in quella particolare realtà che è il Molino Bongiovanni. Sono rimasto affascinato dalla grande varietà di prodotti e nel contempo della cura dell’esposione dei vari pacchetti. La mia “amicizia” con Tibiona inizia nel giugno del 2006 quando ero in cerca di sfarinati per la mia produzione di pizza fatta in casa con un forno a legna auto costruito.
Da allora ho provato diversi tipi di sfarinati per una quantità di oltre 330 kg consumati!!!!!!
Problemi? Assolutamente nessuno!!! I miei complimenti…
Mi ha fatto molto piacere vedere che molti sfarinati vengono macinati da voi e a questo punto mi è sorta la curiosità: chissà da dove arrivano le materie prime che Aldo usa per produrre quelle splendide farine.
Non sò se sia possibile aggiungere questa informazione sul sito ma sarebbe utile poter fare riferimento alla zona di produzione del grano usato per una determinata farina. Tu cosa ne pensi?
In attesa di un tuo cortese riscontro ti rinnovo i miei complimenti e gli auguri per la tua attività.
Cordialmente
Danilo Tappia
Ciao Danilo,
mi ha fatto molto piacere conoscerti e mi ha fatto oltremodo piacere che i prodotti e il mulino ti siano piaciuti.
Spero che la nostra “amicizia” possa durare per molti anni ancora.
Per le provenienze stiamo provvedendo, entro fine anno credo che saranno indicate per tutti i prodotti. E’ un informazione che interessa a molti.
Grazie ancora e buona giornata
Aldo