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Pasta frolla di Kamut Vegan

Questa pasta frolla è un ottima alternativa a quella tradizionale, in particolar modo per chi non tollera le uova, i latticini in genere o, per scelta etica, è vegano. Sia il sapore che la consistenza è molto simile a quella tradizionale.
La polvere lievitante è utile se si vuole ottenere una maggiore friabilità ma può anche non essere impiegata. La stessa ricetta, escludendo il lievito, può essere utilizzata per produrre i coni gelato (visto il periodo !!).

Ingredienti.
- 200g di farina di kamut (sostituibile con farina di farro e frumento).
- 75g di zucchero grezzo di canna (sostituibile con zucchero bianco).
- 75g di burrolì (o margarina vegetale non idrogenata).
- 10g di cacao in polvere (facoltativo).
- 150ml di “latte” di riso (sostituibile con “latte” di soia).
- 2 gocce di olio essenziale di arancia (facolativo).
- 1 pizzico di sale integrale.
- 1/2 bustina di lievito per dolci. (facoltativo).

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Gelato alla Banana

La ricetta che vi propongo è fatta senza l’ausilio della gelatiera, escludendo i prodotti animali e utilizzando ingredienti in chiave naturale. La farina di semi di carrube, per chi non lo sapesse, serve a:

- massimizzare l’unione degli ingredienti (addensante)
- evitare la formazione di
cristalli di ghiaccio
- dare
cremosità al gelato

Ingredienti (acquistabili su www.tibiona.it)

- 400g di banane mature bio
- 150g di zucchero di canna grezzo integrale (Guarapo) bio
- 200g di panna vegetale di avena bio
- 5 cucchiai di succo di limone bio (facoltativo)
- 2,5 cucchiaini di farina di semi di carruba

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La farina bona

Si tratta di una specialità della valle Onsernone nel Ticino (Svizzera), si ottiene dalla macinazione a pietra del mais precedentemente tostato. Un tempo si consumava mescolata all’acqua (o latte) e mirtilli. Non è chiaro quale tipologia di mais veniva originariamente utilizzato ma ora viene esclusivamente impiegato il mais Ticino, una varietà autoctona con una attitudine alla preparazione di questa farina davvero unica.
La lavorazione del mais è affidata al mulino di Loco, una antico mulino a macine in pietra ripristinato dal Museo Onsernonese, appositamente per la lavorazione di questo mais.
Come si utilizza ?
Ottima per la preparazione di dolci, creme e gelati.
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La genetica della felicità

Secondo alcuni studi la felicità ha un forte legame genetico, basta infatti confrontare la condotta di due gemelli monozigotici (con uguale patrimonio genetico) e, indipendentemente dal luogo in cui vivono, non presentano differenze comportamentali significative.

Alla luce di ciò Ruut Veenhoven, professore di sociologia all’università Erasmus di Rotterdam- Olanda, nel 1993 a recensito e confrontato 2475 pubblicazioni scientifiche sulla felicità.I risultati arrivarono a 3 conclusioni principali. In primo luogo che esiste una predisposizione genetica, circa il 50% (sia che si tratti di felicità che infelicità). In secondo luogo che le condizioni esterne e i fattori generali come status sociale, educazione, svaghi, ricchezza, sesso, età, etnia, hanno un importanza contingente che determina una variabile tra il 10 e il 15 per cento nella soddisfazione della propria vita.  Continua a leggere »

Ambire ad un’aumento di stipendio o ad un introito maggiore è sicuramente legittimo, considerando che il costo della vita continua ad aumentare e la disponibilità economica rimane invariata, per non dire che diminuisce.
Ci sono però alcuni accorgimenti rivolti al risparmio che possono farci davvero guadagnare un sacco di soldi, senza particolari disagi. Eccone alcuni esempi.

Risparmio energettico

Utenza Kw/h H/utiliz. €/anno Soluzione €/anno
Modem Adsl Wi-Fi 7 20 11,75 Spegnere 0
20 Lampadine da 100w 2000 3 503,7 20 Lampadine a basso consumo 90,67
6 apparecchi in stand-by (tv,dvd, pc…) 6 20 10,08 Spegnere 0
Totali 525,53 90,67

Risparmio:  434,86 !! Continua a leggere »

Un grande è l’aggettivo che più identifica Mimo Caio Pascoli, lo chef che con sua moglie Angela Morani gestiscono un ristorante di prim’ordine a Cusago, vicino a Milano. Perchè è un grande ?  semplice… Mimo è uno dei pochi che conosce i suoi fornitori ad uno ad uno e, con il suo furgone, si reca presso di loro per approvviggionarsi, per conoscere le ultime novità e approfondire la sua cultura sul prodotto. Un lavoro minuzioso che gli costa tanta fatica, ma tanta davvero, però è l’unico modo per massimizzare davvero la qualità. Continua a leggere »

Ecco alcune delle caratteristiche più salienti che distinguono il lievito madre a seconda della tipologia e del grado di maturazione.

  • Maturo al punto giusto. sapore acido dolce senza retrogusti, pasta di colore bianco, avorio, soffice, con alveoli prolungati con PH ottimale 4,5 (+/- 0,3)
  • Troppo debole. sapore poco acido, quasi insipido, colore eccessivamente chiaro quasi bianco, pasta compatta scarsamente alveolata con PH superiore a 5.
  • Troppo forte. sapore acido amaro, colore giallastro, alveoli irregolari e rotondi, consistenza appiccicosa con PH inferiore a 4.
  • Troppo acido. sapore di aceto, formaggio (acido buttirico), colore grigio, appiccicoso e PH molto basso.

La pappa reale

Si tratta di una sostanza bianco-giallognola prodotta dalle ghiandole ipofaringee delle api nutrici dal terzo al nono giorno di vita, ha la funzione di nutrire le larve fino a 2 giorni di età e l’ape regina per tutta la sua esistenza. Si trova liofilizzata (dura anche 3 anni) o fresca, meglio ovviamente la seconda nutrizionalmente più ricca.

Caratteristiche ?

Innanzitutto non va utilizzata aspettandosi benefici straordinari: può aiutare ma non fare miracoli !
In ogni caso ha proprietà toniche nei confronti di persone con stati debilitativi, e per chi pratica sport per migliorare il recupero ed inibire gli effetti dei radicali liberi. Contiene una buona percentuale di acqua (in media dal 65% al 70%), sali minerali (potassio, ferro, calcio, fosforo, zolfo, silicio e rame), vit. A, E, del gruppo B (in particolare la B5 in quantità elevatissime), ormoni, acetilcolina (neuro-stimolatore), sostanze antibiotiche, polline e acido folico.

N.b. I taluni soggetti può determinare delle allergia alla stessa, di conseguenza è bene assicurarsi della compatibilità e comunque consultarsi con un medico prima di utilizzarla.

Valori Nutrizionali Medi per 100g di Prodotto
Kcal 165 Proteine (g) 15,5 Carboidrati (g) 14,5 Grassi (g) 5

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Gastronomia salutistica

Oggi vi presento un grande personaggio, non solo professionalmente ma anche umanamente. Si tratta di Paolo Marchisio, un giovane imprenditore che, insieme a suo padre, gestisce un’avviata gastronomia in Mondovì.  Paolo si distingue dalle gastronomie tradizionali perchè nelle sue preparazioni non si limita ad utilizzare materie prime ordinarie ma bensì prevalentemente biologiche, integrali e naturali; utilizza ad esempio solo uova biologiche da galline allevate a terra, dolcificanti diversi dallo zucchero (malto, sciroppo d’acero), olio di oliva extravergine e riso integrale italiano. Il tutto presentato al meglio in un negozio costruito in gran parte in legno. Continua a leggere »

Esistono sostanzialmente tre tipologie di grassi: quelli monoinsaturi, polinsaturi e saturi, per i primi due è fondamentale prestare la massima attenzione in termini di conservazione in quanto sono facilmente ossidabili dal calore e dalla luce, mentre quelli saturi presentano una tolleranza maggiore. L’ossidazione dei grassi è dovuta all’assorbimento dell’ossigeno da parte degli acidi grassi insaturi, da quelli liberi e da quelli sottoforma di trigliceridi. Altri fattori che determinano un’acceleramento dell’ossidazione sono i metalli come il ferro, il rame, il cobalto, il nichel, nonché i periossidi, l’enzima lipposidasi e la clorofilla. Anche i grassi carenti o privati di vitamina E sono più soggetti a questo tipo di trasformazione (la privazione della vitamina E dipende principalmente da un processo industriale chiamato rettifica).
Il processo di deperimento dei grassi prende il nome di irrancidimento ossidativo e consiste in un processo chimico riduttivo, indotto dalla separazione di un atomo di idrogeno dalla catena di un acido grasso, e la successiva formazione di un radicale libero.
L’irrancidimento ossidativo determina la formazione di numerosi composti secondari come ad esempio: idrocarburi, esteri, aldeidi, chetoni, alcoli, acidi che sono poi le sostanze che conferiscono il tipico odore e gusto rancido.

Tra i grassi più stabili ci sono senz’altro quelli saturi (grassi animali, cocco, palma…) che sono pressochè inerti fino ad oltre 60°, mentre i polinsaturi (lino, mais, girasole…) sono invece più soggetti al deperimento, che può avvenire anche a temperature  inferiori a 0 gradi. Infine i monoinsaturi (oliva, arachide…) sono quelli che si ossidano con più facilità, ma conservano tuttavia una discreta stabilità.

Quando abbiamo parlato di grassi insaturi, soprattutto polinsaturi, abbiamo sottolineato la necessità di conservarli in modo opportuno. Per alcuni tipi, abbiamo addirittura consigliato la conservazione in frigorifero: questi provvedimenti sono necessari per limitare l’irrancidimento ossidativo.
Questa trasformazione a carico dei lipidi è la più importante, ed è causata dall’assorbimento di ossigeno da parte degli acidi grassi insaturi, liberi o sottoforma di trigliceridi. La reazione è favorita dalla luce, dal calore, da tracce di metalli come ferro, rame, cobalto, nichel, da perossidi e dalla presenza di un enzima, la lipossodasi.
I grassi che hanno subito rettifica, con conseguente perdita di vitamina E, sono più soggetti a questo tipo di trasformazione.
L’irrancidimento ossidativo consiste in una serie di reazioni a catena, scatenate dal distacco di un atomo di idrogeno dalla catena di un acido grasso, e la conseguente formazione di un radicale libero. Questa reazione di autossidazione è tanto più prolungata quanto più ossigeno è disponibile.
L’irrancidimento ossidativo produce una varietà di composti, detti prodotti secondari: idrocarburi, esteri, aldeidi, chetoni, alcoli, acidi, polimeri, ecc., che sono responsabili dell’odore di rancido degli alimenti grassi ossidati.
Gli antiossidanti naturalmente presenti negli alimenti grassi (soprattutto la vitamina E), prevengono la reazione a catena.
La presenza di attivatori, come la clorofilla (spesso presente nell’olio di oliva), accelera la velocità del processo.
I grassi saturi sono molto più stabili degli insaturi, e infatti sono interessati da questo fenomeno solo oltre i 60 gradi.
I monoinsaturi vengono ossidati più facilmente, ma conservano comunque una discreta stabilità.
I polinsaturi sono i più soggetti a irrancidimento, che avviene anche a temperature inferiori a 0 gradi. I prodotti surgelati contenenti grassi polinsaturi, infatti, hanno una durata molto inferiore rispetto agli altri.
È quindi opportuno seguire alcuni accorgimenti nei confronti degli alimenti grassi ad alto tenore di polinsaturi, l’esempio classico riguarda gli oli di semi (girasole, lino, mais, ovviamente spremuti meccanicamente e non raffinati ecc.):

- evitare l’esposizione alla luce, conservando l’alimento in contenitori opachi;
- evitare l’esposizione al calore, conservando l’alimento in luogo fresco, possibilmente in frigorifero, e non superare la temperatura di 100 gradi durante la cottura, per il più breve tempo possibile;
- evitare l’esposizione all’aria, conservando l’alimento in contenitori piccoli e ben sigillati;
- durante l’utilizzo, ridurre al minimo l’esposizione agli agenti alteranti: tenere la confezione aperta solo per il tempo necessario, riporre subito il contenitore al fresco, evitare il contatto con metalli, evitare di contaminare l’alimento con sporcizia, acqua o altri alimenti, ma utilizzare sempre utensili puliti e possibilmente non metallici.

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